Il Santo e Sacro Nome di Gesù, di Cosmo Intini

 

Nei nostri precedenti interventi, apparsi su queste pagine, abbiamo già formulato in maniera esaustiva i necessari presupposti per comprendere le potenzialità ermeneutiche possedute dalla scienza gematrica, mostrandone peraltro anche alcune modalità d’applicazione. Tale procedimento, come si è detto in tali occasioni, allorché applicato alla lingua greco-antica permette di constatare, con oggettiva evidenza ed indiscutibile coerenza, il carattere di verità ontologica nonché di reale sussistenza, posseduto dai principali aspetti che costituiscono il Mistero cristiano nella Verità del Logos. Né sarà inutile, a tal proposito, chiarire incidentalmente come l’intento di tale approccio non voglia essere quello di “dimostrare” la Verità, quanto semmai quello di “confermarLa”: differenza non da poco!1

Desiderando dunque volgerci questa volta alla considerazione gematrica del “Santo e Sacro Nome di Gesù” e dovendo applicare quei medesimi presupposti, potremo fare tranquillamente riferimento agli stessi senza per questo stare qui a ripeterli.

Comunque sia, per aiutare il lettore a verificare le nostre successive osservazioni, riproponiamo perlomeno lo schema dei rapporti alfabetico-numerici sussistenti per l’appunto in lingua greca. Ciò servirà come utile ausilio per verificare i computi gematrici che andremo ad effettuare:

α (alfa): 1 ι (iota): 10 ρ (rho): 100
β (beta): 2 κ (kappa): 20 σ (sigma): 200
γ (gamma): 3 λ (lambda): 30 τ (tau): 300
δ (delta): 4 μ (mi): 40 υ (ypsilon): 400
ε (epsilon): 5 ν (ni): 50 φ (phi): 500
ϛ (stigma): 6 ξ (xi): 60 χ (chi): 600
ζ (zeta): 7 ο (omicron): 70 ψ (psi): 700
η (eta): 8 π (pi): 80 ω (omega): 800
θ (theta): 9 ϟ (qoppa): 90 ϡ (sampi): 900

IL NOME DIVINO

Il fatto che il nome divino costituisca il segno, la qualità, l’essenza stessa della divinità a cui esso appartiene è una consapevolezza costante dell’antichità e di tutte le religioni: non vi è difatti una tradizione che di tale identificazione non ne abbia fatto menzione e riferimento esplicito. E se questa convinzione non poteva non esser condivisa anche dal Cristianesimo, tuttavia la circostanza per cui il Dio cristiano è un ‘Dio che si è incarnato’ – l’Unico tale – fa sì che il Nome di Gesù possegga delle peculiarità che lo rendono in rapporto ad ogni essere umano appunto un unicum.

E’ noto che l’origine divina e la Potenza salvifica di Gesù venga già testimoniata dal fatto che il Nome Yeshua, così come espresso in ebraico, significhi per l’appunto “il Signore salva”. Ma ciò non sembra soddisfare ancora pienamente la questione! In effetti possiamo affermare che il testo di Mt 1,21, in cui l’Angelo rivela a Giuseppe il nome da affidare al nascituro2, non va inteso nel senso che il Divin Bambino si chiamerà Gesù perché salverà il suo popolo, ma piuttosto che salverà il suo popolo perché era proprio quello il suo Nome! Ovvero, il che è lo stesso, che tale Sua funzione fa parte integrante della Sua essenza.

La questione è dunque innanzitutto d’ordine ontologico, né poteva essere diversamente se consideriamo che già Dio Padre, rivelando a Mosè il proprio Nome disse: “Io sono Colui che sono3. E tanto è che lo stesso Gesù nei Vangeli chiama più volte sé stesso: “Io sono”.

IL NOME DI GESU’

  • Icona Divina.

Per riuscire a cogliere in tale sua pienezza ontologica l’effettiva Divinità e Potenza del Cristo Gesù, ricorreremo (come già spiegato nell’articolo sul Rosario) alle evenienze gematricamente evincibili dal considerare il Nome di Gesù non in base alla propria declinazione in ebraico, quanto in quella che ne è la dizione greca: Iesous (Ιησους).

La prima cosa da osservare è che, in quanto Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza (Gen 1,26), il Cristo Gesù, Logos incarnatosi, è il prototipo di ogni immagine umana. Egli è dunque per l’umanità l’icona più perfetta; e dato che icona significa appunto propriamente “immagine, archetipo, modello, somiglianza, similitudine”, nulla impedisce a questo termine di estendere il proprio pregnante significato inserendosi anche in contesti non prettamente figurativi.

Il Nome Divino è dunque Icona.

Tutto ciò è possibile perché Cristo Gesù è a sua volta “…vera immagine del Padre” (Col 1,15). La santità della Sua icona è insomma dovuta al fatto che Egli è uomo ad immagine di Dio nonché Dio ad immagine dell’uomo.

Ebbene il Santo Nome di Gesù, in greco Iesous (Ιησους), possiede un valore gematrico pari ad 8884, dal quale viene già esplicitata una propria qual perfezione numerica. Ma premesso ciò, è interessante notare che a tale valore corrisponde per isopsefia anche a quello di g eikon (γ εικων)5, che traduce “santa immagine”, ma anche “immagine trina”, visto che la lettera gamma (γ), oltre che abbreviazione di aghios, santo, è espressione del numero 36.

  • Divinità ontologica di Gesù.

Nel Vangelo di Matteo (Mt 1,23) veniamo a sapere che il Nome di Dio, Essere, si incarna anche con e nel nome di Emmanuele, che significa “Dio con noi”; cioè a dire: l’Essere è con noi. E poiché l’Emmanuele è Gesù, si pone come “Essere che redime l’ente”: cioè che giustifica (1 Cor 6,11), che salva (At 4,12; Rm 10,13), che dà la vita eterna (1 Gv 5,13).

Poiché il nome “Dio con noi, salva” stabilisce in Cristo Gesù, che lo porta, tanto la Sua identità che la Sua missione, ebbene come in Es 3,14 Egli può allora veramente affermare di Sé stesso: “Io sono Colui che sono”! In altre parole la Sua identità personale (nel senso proprio della qualificazione che lo rende identificabile come essere persona) è altresì identità assoluta (nel senso di uguaglianza e identicità con tutto ciò che Egli è; ovvero, analogicamente, anche con tutto ciò che nel mondo è).

Questa verità viene confermata dal fatto che il Nome Iesous è anagrammabile in ousies (ουσιης), che traduce “essendo la sostanza” (genitivo assoluto). Il coincidere del Nome di Gesù con la sostanza è duplicemente significativo. Innanzitutto perché ne afferma la piena divinità: …“La Chiesa adopera il termine ‘sostanza’ (reso talvolta anche con ‘essenza’ o ‘natura’) per designare l’Essere divino nella sua unità7: e ricordiamo pure che già Aristotele con l’ousie aveva inteso l’essere fondamentale, ossia l’Essere in quanto Essere. Inoltre, e sempre sulla scorta della metafisica aristotelica, essendo la “sostanza” anche l’eidos, ossia la “forma”, essa è anche “atto” ovvero “causa prima dell’essere”. Ed è questa prototipicità d’essenza ciò che fa di Gesù, nel Suo Nome, il modello, l’icona di ogni essere umano. Egli è tutta l’umanità e tutti gli uomini sono in Lui: “Voi tutti siete uno in Cristo Gesù” (Gal 3,28).

Anche tale prototipicità sostanziale risulta racchiusa nel Nome Iesous, dato che con un ulteriore anagramma da esso si ottiene es uios, che significa “che tu sia Figlio”. La locuzione es-uios ousies (entrambe parole anagramma di Iesous) sta quindi per “che Tu sia Figlio per sostanza”: dal ché si ribadisce la consustanzialità tra Padre e Figlio (contro ogni Arianesimo)!

A proposito della “sostanziale” natura umano-divina di Gesù, che da molte eresie è stata posta in discussione (vd. ad es. docetismo e monofisismo), è emblematico osservare che il valore 888 di Iesous, allorché diviso esattamente nelle sue due metà (= 444 + 444) presenta la notevole evenienza di significare da una parte sarx kai aima (σαρξ και αιμα)8 e dall’altra theo-pathos (θεο-παθος)9. Ebbene, tali locuzioni significano rispettivamente “carne e sangue” e “passione di Dio”. In altre parole, è così evidenziato come Gesù sia proprio Colui che, pur essendo Dio, ha sofferto la Passione nella propria umanità fatta di carne e sangue10: Egli era tanto Uomo quanto Dio!

Sulla base del valore di prototipicità rispetto all’umanità, riconosciuta al Cristo Gesù, risulta infine emblematica un’ulteriore isopsefia del valore 888, proprio del Nome Iesous. Infatti a tale valore corrisponde pure ego eimi dia (εγω ειμι δια)11, che traduce “Io sono in mezzo12. E’ proprio in questo che si denota il “potere efficace” detenuto dal Nome del Signore: l’atto è Suo essere; e tale atto è essere-per, essere-con, essere-tra!

La correlazione, la corrispondenza, la conformità tra Uno e molteplice, che è quanto ne costituisce il rapporto secondo il modo dell’analogia, si esplica nella maniera del dia-logos, ossia di una reciprocità basata non solo sul Logos ritenuto limitatamente “pensiero e senso”, ma altresì “parola e colloquio, dialogo”. Ecco ribadita peraltro la particolare connotazione che si è voluta assumere traducendo Logos, in latino, con Verbum!

IL NOME IESOUS E LA S. VERGINE MARIA

  • Gesù è il Logos incarnato.

L’interesse del Nome Iesous non si esaurisce solo con quanto si è sin qui proposto. Il mistero del Signore è così intimamente legato con quello di Sua Madre, Nostra Signora la S. Vergine Maria, che non si può immaginare non sussistere una qualche relazione dell’una con l’altro. Ed è del resto proprio tale relazione misterica che viene ad assolutizzare il nome di Gesù quale quello di Nostro Signore; ché altrimenti tutti i presenti discorsi potrebbero divenire applicabili a qualunque altro individuo genericamente chiamato con lo stesso nome.

Innanzitutto vogliamo però incaricarci di far notare una più interna lettura del Nome di Gesù.

Oltre alla sintomatica bellezza armonica e perfezione che si manifesta attraverso il suo valore gematrico 888 – il quale numero tanto allude con santa, triplice e trinitaria riaffermazione al numero designante l’evento della Risurrezione (ottavo giorno della Creazione), quanto esprime nel proprio geroglifico l’equilibrio cosmico -, ebbene Iesous si può considerare sintesi di ie-es-ous (ιη-εσ-ους), che traduce “voce, suono attraverso l’orecchio13. Tale locuzione rimanda a quello che fu l’evento dell’Incarnazione di Gesù, nel momento in cui, durante l’Annunciazione, l’arcangelo Gabriele proferì il proprio saluto alla Vergine Maria.

E’ noto che la riflessione patristica antica ha affermato che il Logos, la Parola di Dio, conformemente alla propria natura vocale-orale sia penetrato in Maria per mezzo dell’angelo, fecondandola attraverso il proprio orecchio e mantenendo così intatta la sua verginità14. Viene così ad attuarsi la profezia di Isaia: “…il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio” (Is7,14).

Ora, in effetti 888 è anche il risultato ottenuto sommando i valori gematrici di parthenos (παρθενος), che traduce “vergine” e che è pari a 51515, più il valore di Logos (λογος), che è pari a 37316.

Ossia: 888 = 515 + 373 ; Gesù = vergine + Logos.

Ciò riafferma non solo che la profezia di Isaia si è realizzata, ma pure che Gesù è in effetti il Logos penetrato nella Vergine e da Ella partorito. La qual cosa viene ancor più ribadita dal fatto che 515 è per isopsefia anche il valore di esti (εστι)17, che traduce “egli è”.

Ossia: 888 = 515 + 373 ; Gesù = Egli è + Logos (contro ogni Nestorianesimo).

  • La S. Vergine è la Madre del Logos incarnato.

Che Maria sia poi proprio quella Vergine, lo si evince dal fatto che sempre 888 è il risultato di g Maria parthenos (γ Μαρια παρθενος), che traduce “S. Maria Vergine” e che è pari a 67018, più il valore di pnoie (πνοιη), che traduce “soffio, alito, respiro”, che è pari a 21819.

Ossia: 888 = 670 + 218; Gesù = S. Maria Vergine + soffio. La qual cosa riafferma che Gesù si incarna come “soffio, alito, respiro” dello Spirito Santo che penetra nella S. Vergine Maria e La feconda!

Ed ancora: che sia in questione proprio l’orecchio della S. Vergine Maria, lo desumiamo dall’isopsefia sussistente tra i valori di g Maria parthenos (S. Maria Vergine), che dicevamo esser pari a 670, ed il valore di ous (ους), “orecchio”, anch’esso pari appunto a 67020. Questa equivalenza di valore, questa isopsefia, denota una coincidenza di qualità tra la S. Vergine Maria e l’orecchio. In quanto questo è l’organo dell’ascolto, ed è quindi simbolo di comprensione e di obbedienza alla Parola divina, viene così ad esaltarsi quella che è la dote più grande riconosciuta alla S. Vergine: la fede in quanto ascolto umile, libero ed incondizionato all’annunzio che “nulla è impossibile a Dio”. Pur vergine, Ella concepirà; e concepirà il Messia!

L’ascolto obbediente è insomma per antonomasia la qualità della S. Vergine Maria! Clemente Alessandrino aveva affermato che “…la fede è l’orecchio dell’anima21. Poi, tutta la riflessione della Chiesa ha riconosciuto in Maria la “realizzazione più perfetta” della fede22; e ciò per la sua “obbedienza”: “Obbedire (ob-audire) nella fede è sottomettersi liberamente alla parola ascoltata23. Per la sua “obbedienza di fede24, che è anche “testimonianza e professione di fede25, Maria si erge quale “maestra, modello, prototipo, icona perfetta della fede26.

Ella diviene così pienamente la Madre di Dio, poiché ascolta il volere divino. Lo leggiamo ancora una volta tramite il numero 888, in quanto esso è il risultato ottenuto dalla somma del valore di theotokos (θεοτοκος), che significa Madre di Dio e che è pari a 74427, più il valore di theion (θειον), che significa divinità, natura-essere divino, potenza-volere-beneplacito divino, e che è pari a 14428.

Ossia: 888 = 744 + 144; Gesù = Madre di Dio + natura divina/potenza e volere divino.

Nel momento dell’Annunciazione, la fede svolge un ruolo decisivo. Giustamente sant’Agostino afferma: “Il Cristo è creduto ed è concepito mediante la fede. Prima si attua la venuta della fede nel cuore della Vergine, e in seguito viene la fecondità nel seno della madre29.

La maternità di Maria inizia, così, con un atto di fede: “Ecco la serva del Signore: avvenga di me secondo la tua parola” (Lc 1,38).

E’ in questo Suo Fiat, in quanto obbedienza ed accettazione incondizionata alla Parola, che si verifica l’adesione in maniera con-forme con il Logos, assumendo in tal modo in sé la Sua essenza e divenendone specchio.

Per capire come ciò si venga a prospettare, dobbiamo intanto dire che nel rispondere “che sia così, che ciò avvenga” (= Fiat), la S. Vergine in realtà dà con un’unica risposta il proprio assenso a tutta la SS. Trinità. Spiega infatti San Bernardo che il saluto dell’arcangelo Gabriele (“…il Signore è con te”) sta a significare che “…con te (scil. Maria) non è solamente il Signore Iddio Figlio, che tu rivesti della tua carne, ma anche il Signore Iddio Spirito Santo, dal quale hai tu concepito, e il Signore Iddio Padre, che ha generato colui che tu concepisci30.

Detto ciò, è sintomatico che il “così sia”pronunciato da Maria come risposta all’annunzio, in lingua greca sia equivalente al verbo e (η), che appunto traduce “che sia31. Ebbene, poiché il valore di tale lettera (la lettera eta) è pari ad 8, tale “fiat” della S. Vergine Maria, triplicemente inteso in ossequio alla Trinità, si prospetta ulteriormente, ed in maniera recondita, come quel medesimo valore 888 che è immagine di Iesous! Ecco quindi come e perché l’assenso della S. Vergine si con-forma al Logos, lo riflette e pertanto lo concepisce32!

IL NOME IESOUS E LA S. CHIESA CATTOLICA

Se è vero come è vero che la Chiesa è quel Corpo mistico che accoglie Gesù Cristo quale suo Capo, è altresì vero che in quanto “colonna e sostegno della verità” (1Tm 3,15) Essa è il luogo sacramentale solo all’interno della quale potrà realizzarsi la “nuova creazione” costituita dall’entrata delle creature nell’unità perfetta della Beatissima Trinità (cfr. Catechismo Chiesa Cattolica, 260).

Partiamo ancora una volta, dunque, dal Santissimo Nome e dal suo già noto valore gematrico: Iesous = 888.

Ora notiamo che questo valore innesca una relazione con altri nomi, posti in misura equidistante tra loro secondo un “medesimo valore”, che è poi 104. La successione è la seguente:

Iesous (Ιησους), Gesù 888

} …(104)

Pater Aidios (ΠατηρΑιδιος)33 Padre Eterno784 }.…(208)

} …(104)

Uios (Υιος)34 Figlio 680 }.…(208)

} …(104)

Pneuma (Πνευμα)35 Spirito 576 }….(208)

} …(104)

G ekklesie katholiké (Γ Εκκλησιη Καθολικη)36 S. Chiesa Cattolica472

Come risulta subito “evidente”, grazie al Nome di Gesù scaturisce, si manifesta gematricamente in maniera ordinata e regolare, la denominazione delle tre persone della Trinità (Padre, Figlio e Spirito), nonché infine anche quella della S. Chiesa Cattolica.

Ma come interpretare tutto ciò? Innanzitutto notiamo che la posizione di Gesù, all’estremo in alto, implica la Sua posizione di Capo; mentre quella della S. Chiesa Cattolica, all’estremo in basso, indica, relativamente al primo, la propria posizione di Corpo mistico, nonché base appunto della cosiddetta “colonna della Verità”. Entrambi, Capo e Corpo mistico, del resto risultano “uno” fra loro: uniti in base al medesimo principio e modello d’unità che è quello proprio della Trinità e del Suo Mistero (cfr. Gv 17, 21-23 e cfr. Catechismo Chiesa Cattolica, 813).

Gesù e la Sua Chiesa appaiono qui come elementi esteriori, nel senso di visibili e manifesti al kosmos; la Trinità ne è invece, da parte Sua, componente interiore, ossia invisibile, latente, che inabita la Chiesa. Ma il valore 104, su cui si stabilisce un’equidistanza tra il nome Iesous e via via la SS. Trinità nonché poi la S. Chiesa Cattolica, specifica meglio il carattere che è costitutivo della suddetta unità tra visibile ed invisibile.

Gematricamente 104 sta infatti a significare ana aima (ανα αιμα)37, che traduce “per consanguineità, per parentela” (in senso distributivo). L’unità tra Capo e Corpo mistico è cioè alimentata dal Sangue sacrificale del Cristo Gesù crocifisso. E’ il Sangue della croce insomma ciò che sancisce la nascita della Chiesa e ne permette la crescita (cfr. Catechismo Chiesa Cattolica, 766).

Ad una lettura più attenta, possiamo apprezzare anche l’insorgere di un’intima ulteriore reciproca connessione, sulla base di un medesimo valore gematrico risultante pari questa volta a 208 (doppio di 104).

Cioè a dire: 888 si va ad intrecciare con 680, così come 784 si intreccia con 576, così come 680 si intreccia con 472. Tutti questi 5 valori, insomma, si intrecciano fra loro (significativamente per 3 volte e facenti perno su Uios, Figlio) secondo un rapporto pari a 208, che non a caso è il valore gematrico di ploke (πλοκη)38, che significa per l’appunto intrecciamento.

Il simbolismo della treccia è palesemente riferibile ad uno status di interdipendenza e reciprocità; il fatto che poi la (tre)ccia si basi sul n. 3 (come dice del resto la parola stessa) permette con ancor più chiarezza di verificare come tutto ciò sia espressamente allusivo della Trinità e dei rapporti di intercomunanza “sostanziale” che lega le Tre Persone. Di conseguenza ciò riafferma pure il vincolo d’unità che tiene avvinta la S. Chiesa Cattolica alla Trinità per il tramite di Gesù: Egli è il Figlio, il Logos incarnato che, informando di Sé la S. Chiesa Cattolica da Lui originata – ovvero i battezzati che ne fanno parte -, garantisce la perfetta armonica connessione con l’intera Trinità. Per il momento la Chiesa è inabitata dalla Trinità; nell’“ottavo giorno” della creazione sarà Essa Chiesa che, stabilendosi nella Trinità, ne diverrà parte perfettamente unita!

In definitiva, è attraverso la scienza gematrica che si possono apprezzare particolarmente con giusto senso le parole di S. Massimo il Confessore, quando affermava che ‘la Chiesa è un’icona della Santissima Trinità39!

Ora, se dopo aver valutato le implicazioni del valore 208, pari al doppio di 104, passiamo significativamente a valutare anche quelle del suo triplo e del suo quadruplo – cioè 312 e 416 -, ebbene osserviamo che 312 equivale a delos (δηλος)40, che significa “visibile, evidente, manifesto”; mentre 416 equivale a triada (τριαδα)41, che significa “relativamente, quanto alla Trinità” (accusativo alla greca)42.

Iesous, insomma, è veramente “il visibile, il manifesto in seno alla Trinità”! E resta insomma confermato che Gesù, Figlio e Logos incarnato il Quale riconduce al Padre la Sua Chiesa, è il tramite visibile che conduce verso l’invisibilità della Trinità (Mt 11,27; Col 1,15). Egli è il Signore, in quanto condivide potenza, onore e gloria con Dio Padre; e ciò in virtù della Sua vittoria sul peccato e sulla morte. Contingenza gematricamente confermata dal fatto che il valore 888 di Iesous equivale per isopsefia a Kyrios nike (Κυριος νικη)43, che significa appunto “Signore per la vittoria” (compl. di causa).

Da tutto quanto sin qui evidenziato si può in definitiva constatare in quale maniera la potenza del Nome di Gesù sia propriamente già insita nel Nome stesso: consapevolezza che viene peraltro ben resa operativa nella recita della nota “preghiera di Gesù” d’ambito esicasta44. Infatti, pronunciare il SS. Nome Iesous equivale a dire contestualmente anche: O Kyrios ie (Ο Κυριος ιη), dato che anche tale locuzione vale gematricamente 88845. Essa significa “venga Il Signore, l’Unico Signore”; che altro non è se non la traduzione greca dell’invocazione in lingua aramaica presente nel Nuovo Testamento nella forma “Maran atha” (cfr. 1Cor 16,22 e cfr. Ap 22,20).

In altre parole, il fatto che invocare il Nome di Gesù implichi anche invocarlo come Signore, ci mostra la legittimità del passo del Salmo che dice: “…invocando il tuo nome raccontiamo le tue meraviglie” (Sal 74,2).

1 Tale differenza stabilisce la netta differenza tra lo “gnosticismo”, eresia eterodossa, e la “gnosi”, scienza sacra ed

ortodossa.

2 “(Maria)… partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.

3Es 3,14.

4 888 = 10+8+200+70+400+200.

5 888 = 3+885.

6 Si viene in tal modo a giustificare quella prassi iconografica antica che raffigurava la Trinità con tre Gesù.

7Catechismo della Chiesa Cattolica, 252.

8 444 = (200+1+100+60)+(20+1+10)+(1+10+40+1) = (361)+(31)+(52).

9 444 = (9+5+70)+(80+1+9+70+200) = (84)+(360).

10 Cfr. in tal senso Eb 2, 10-18.

11 888 = 808+65+15.

12 Il riferimento della frase “Io sono in mezzo…” può valere per numerosi passi evangelici: Mt 18,20 e 28,20; Lc 17,21 e

22,27; Gv 1,14 e 1,26.

13Considerando ie quale voce del verbo eimi, la locuzione potrebbe anche tradursi che egli venga/penetri attraverso

l’orecchio

14Della concezione attraverso l’orecchio, parlano per la prima volta nel IV secolo sia Atanasio d’Egitto: “Venite e vedete

l’opera meravigliosa: la donna concepisce nell’udito dei suoi orecchi”, che Efrem Siriaco: “La morte è entrata per

l’orecchio di Eva, la vita è entrata per l’orecchio di Maria”. E poi anche S. Agostino: “Gesù fu concepito attraverso

l’orecchio della Vergine (De Trinitate, IV, 5). Un detto conosciuto nel medioevo, attribuito sempre ad Agostino,

diceva: “Dio parlò attraverso l’angelo, e la Vergine fu fecondata attraverso l’orecchio”.

15 515 = 80+1+100+9+5+50+70+200.

16 373 = 30+70+3+70+200.

17 515 = 5+200+300+10.

18 670 = (3)+(40+1+100+10+1)+(80+1+100+9+5+50+70+200) =( 3) + (152) + (515).

19 218 = 80+50+70+10+8.

20 670 = 70+400+200.

21 Clemente Alessandrino, Stromata V, 1 2.1.

22Catechismo della Chiesa Cattolica, 144.

23Ibidem.

24Cfr. Idem, 148 e 494.

25Cfr. Idem, 165.

26 Cfr. Papa Francesco, Lett. Enc. Lumen Fidei, 29-VI-2013, nn. 58-60.

27 744 = 9+5+70+300+70+20+70+200.

28 144 = 9+5+10+70+50.

29 S. Agostino, Sermo293, PL 38, 1327.

30 S. Bernardo di Chiaravalle, Lodi alla Vergine Madre, III omelia.

31 Terza persona singolare, modo congiuntivo esortativo del verbo eimi (ειμι), essere.

32 Non sfugga la duplicità di significato del verbo concepire, il quale sta a voler indicare sia l’esito di una fecondazione,

sia l’esito di una comprensione intellettuale.In verità, ponendoci con la prospettiva di quella che è propriamente

l’azione “unificante, legante, raccogliente” del Logos, dobbiamo dire che la comprensione che si attualizza per il

logos non è disgiunta, bensì contestuale, legata, unita alla fecondazione operata dal Logos.

33 784 = (80+1+300+8+100) + (1+10+4+10+70+200)= (489) + (295).

34 680 = 400+10+70+200.

35 576 = 80+50+5+400+40+1.

36 472 = (3) + (5+20+20+30+8+200+10+8) + (20+1+9+70+30+10+20+8)= (3) + (301) + (168).

37 104 = (1+50+1) +(1+10+40+1) = (52)+(52).

38 208 = 80+30+70+20+8.

39 S. Massimo il Confessore, Mystagogie (PL 91, 663D).

40 312 = 4+8+30+70+200.

41 416 = 300+100+10+1+4+1.

42 La forma triada può tuttavia essere anche un caso nominativo: vedi ad es. la diffusa denominazione tradizionale

AghiaTriada, che significa appunto Santa Trinità.

43 888 = (20+400+100+10+70+200) + (50+10+20+8) = (800) + (88).

44Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore”.

45 888 = (70) + (800) + (10+8) = (70) + (800) + (18).