L’ordine di Westfalia andrà superato – verso l’alto, di Aleksandr Dugin

 

Ritratto dell’Imperatore Mattia d’Asburgo – Hans von Aachen (cerchia), Rijksmuseum Amsterdam

 

Preambolo (a cura della Redazione)

Dedichiamo l’immagine di apertura delle presenti riflessioni all’Imperatore Mattia d’Asburgo (1557-1619): colui che inutilmente provò a porre argine a quelle tensioni politiche e religiose europee che, poco prima della sua morte, sfociarono nella sanguinosa e, per la cattolicità, nefasta Guerra dei Trent’anni (1618-1648).

Tale conflitto assume un significato topico nella storia del Sacro Romano Impero, in quanto corrisponde all’inizio di una parabola discendente che condurrà l’Imperium ad essere interpretato sempre meno nel proprio valore archetipico – delegittimandone così il suo proprio ufficio, atto a costituirsi quale espressione terrena della Regalitas cristica – per ridurlo a una sorta di Stato nazionale pari a tutti gli altri.

Per chi volesse approfondire il portato metastorico, oltre che simbolico-numerologico, che riconosce nella Guerra dei Trent’anni l’emblematico spartiacque temporale posto esattamente al centro tra l’elezione ad Imperatore di Federico II di Svevia (seguendo Dante: l’ultimo sovrano imperiale compiutamente tale) e la storia dei presenti giorni (connotati da un carattere incontrovertibilmente escatologico ed anticristico), suggeriamo la rilettura in questo stesso sito (nella sezione Scienza ed Arte Sacra) dell’articolo “Il castello federiciano di Sancta Maria de Monte: tra escatologia ed arte sacra (parte prima)”[1].

Per quel che invece riguarda il prof. A. Dugin, autore delle riflessioni che proponiamo qui di seguito, non riteniamo esservi alcun bisogno, da parte nostra, di inserire presentazioni particolari. Figura molto nota di politologo e filosofo, rimane del tutto apprezzabile il suo sforzo di pensiero, mirante a coniugare in una più alta sintesi i valori tradizionali con le più attuali istanze geopolitiche.

[1] http://www.reginaequitum.it/2020/06/17/7-il-castello-federiciano-di-sancta-maria-de-monte-tra-escatologia-ed-arte-sacra-parte-prima-di-cosmo-intini/

 

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L’ordine di Westfalia andrà superato – verso l’alto

Chiunque ha studiato, anche superficialmente, Relazioni Internazionali sa che l’ordine mondiale in cui ancora viviamo si chiama ordine di Westfalia. Questa espressione è diventata un luogo comune, ma vale ancora la pena ricordare: cos’è il Trattato di Westfalia, concluso il 24 ottobre 1648.
In questo giorno, a Münster e Osnabrück, è stato concluso un accordo tra le principali potenze europee per porre fine alla Guerra dei Trent’anni. Nella storia europea, la Guerra dei Trent’anni è vista come il confine tra l’ordine medievale e l’inizio a pieno titolo dei tempi moderni. Questa fu l’ultima guerra combattuta sotto le bandiere della religione.

I paesi cattolici hanno combattuto contro quelli protestanti. La questione da decidere era: chi vincerà: la Riforma o la Controriforma?

Il modello della politica e dell’ideologia medievali in questa guerra fu rappresentato dalle potenze del sud europeo, che combatterono sotto la bandiera del cattolicesimo e dell’Impero absburgico. I paesi protestanti – principalmente l’Inghilterra e gli stati scandinavi, così come i sostenitori di Lutero in altre parti d’Europa – si opposero al dominio dei papi e al dominio dell’Impero. A causa del tradizionale odio per gli Asburgo, una Francia formalmente cattolica, ma già profondamente modernizzata, combatté dalla parte dei protestanti.

La guerra ha fatto perire un terzo della popolazione europea; alcune aree hanno perso oltre il 70% della popolazione. Fu una vera guerra mondiale, poiché colpì non solo il territorio della Vecchia Europa, ma anche le colonie.

Le forze in guerra erano quasi uguali e nessuna delle parti, nonostante le enormi perdite, riuscì a ottenere un vantaggio decisivo. Questo equilibrio è stato fissato dalla pace di Westfalia, che ha riconosciuto i diritti di entrambi i campi in guerra.

Sebbene il sud cattolico sia riuscito a difendere la sua posizione di fronte all’offensiva protestante e l’Impero asburgico abbia conservato se stesso e la sua influenza, anche se in forma sminuita, è stato il nord protestante a raggiungere il suo obiettivo ideologico.

I paesi protestanti fin da principio hanno insistito sul fatto che nella politica europea non dovrebbe esserci alcun esempio che si ergesse al di sopra della sovranità nazionale – né il potere della Chiesa romana, né il potere dell’Impero austriaco.

(Silete Theologi in munere alieno!” – Tacete teologi in faccende che non vi riguardano!, intimava da Londra il giurista Alberto Gentili)

Fu allora che il principio dello Stato-Nazione, dell’Etat-Nation e della sovranità nazionale fu finalmente riconosciuto da tutti. Sebbene il Cattolicesimo e l’Impero sopravvivessero, furono ormai riconosciuti non come istituzioni sovranazionali, ma come Stati europei separati insieme a tutti gli altri.

L’Impero fu ridotto al livello di uno degli stati europei, e lo status del Papa si conservava esclusivamente nei paesi cattolici, e quindi come autorità puramente religiosa. Cioè, sebbene i protestanti (e i francesi che si unirono a loro, che furono per molti versi gli iniziatori) non vinsero completamente gli avversari, riuscirono a imporre la loro idea di politica normativa a tutta l’Europa.
È questo ordine che si chiama westfaliano: si basa sul principio della sovranità nazionale, al di sopra del quale non sono riconosciute autorità e autorità, né religiose né imperiali. D’ora in poi, le questioni della religione, della struttura politica e dell’ordine sociale divennero affari di ogni Stato nazionale, e nessuno poteva influenzarlo per conto di alcuna struttura sovranazionale.

La pace di Westfalia coincise con l’ascesa della borghesia, che a quel tempo stava conducendo feroci battaglie contro l’ordine medievale, dove la società era guidata dai ceti dei sacerdoti e dall’aristocrazia militare. La borghesia europea, nella persona dei papi, ha attaccato il sacerdozio e nella persona dell’Impero austriaco – la casta dell’aristocrazia militare. Sì, questa non era ancora una democrazia borghese a tutti gli effetti, poiché tutti i paesi protestanti rimasero monarchie. Ma queste erano monarchie di un nuovo tipo, una specie di monarchie borghesi.

E sebbene il cattolicesimo romano e gli Asburgo cercassero di preservare il vecchio ordine europeo sui loro territori, furono costretti ad accettare le regole del gioco della Westfalia. In queste regole, era lo stato nazionale a diventare normativo, che nella sua ideologia aveva già contribuito alla crescita della borghesia e all’uscita dal Medioevo. Non solo nei paesi protestanti, ma anche in quelli cattolici.

È significativo che nella stessa Inghilterra, un anno dopo la pace di Westfalia, durante la guerra civile, iniziata ancor prima, sia stato giustiziato re Carlo I. La Francia seguirà lo stesso percorso di regicidio e presa del potere da parte dei rappresentanti dell’oligarchia borghese nel successivo Settecento. I paesi cattolici hanno aderito al vecchio ordine più di altri e la borghesia alla fine ha trionfato in essi solo nel ventesimo secolo.

Così, la pace di Westfalia segna la storica vittoria della borghesia laica nell’ordine di classe cristiano-imperiale. Fu allora che il nazionalismo emerse come l’arma più importante della borghesia europea nella battaglia contro il sacro ordine medievale. La pace di Westfalia ha posto le basi per gli stati nazionali.
Più tardi, la borghesia iniziò a sentirsi oppressa dal nazionalismo e allo stesso tempo ad abbandonare gli stati nazionali – un esempio di ciò è la moderna Unione Europea.

Così gradualmente la pace di Westfalia cominciò ad essere smantellata dalle stesse forze che la costruirono. Ma questa è già la pagina successiva nella storia delle ideologie politiche e delle relazioni internazionali. Rispetto al globalismo moderno, lo Stato nazionale ne è lontano, ma già alle sue origini è qualcosa di dubbio e di antitradizionale, poiché è qualcosa di borghese. Altrettanto dubbio e irto di contraddizioni insolubili è il nazionalismo, che deve essere superato.

Non una nazione, ma un Impero. Non la pace borghese di Westfalia, ma l’ordine sacro di un grande spazio.

Aleksandr Dugin