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Le apparizioni di Lourdes: “chiave” di mediazione tra cattolici ed ortodossi (di Cosmo Intini).

Annunciazione di Ustiug (sec. XII), Nogdorov, conservata nella galleria Tretjakov, Mosca

 

La recente ricorrenza della Memoria della B. V. Maria di Lourdes (11 febbraio) ci invita ad alcune riflessioni sulle relative apparizioni e, soprattutto, su quanto esse esprimono “in filigrana”.

E’ un fatto che Dio, e tutto ciò che è divino, non può manifestarsi all’uomo che attraverso “segni”! Purtroppo, però, l’umano logos ha ormai smarrito quella tale “pura disponibilità” – la quale, peraltro, connota i possessori della “vera fede”[1] – che permetteva ai nostri maiores, proprio attraverso quei segni, di “vivere” totalmente, persino nella più normale quotidianità, la reale presenza del Logos divino: il Cristo Signore.

Figurarsi, poi, se l’odierna tipologia di approccio del logos, improntato al razionalismo scientista (logicismo) quando non addirittura al pensiero liquido, sia oggi minimamente capace anche solo di sospettare che tali segni, oltre che intuiti ed accettati, possano essere, addirittura, pure precisati e descritti.

Questa possibilità deriva, infatti, da quella che è l’ontologica costituzione del Creato, disposta secondo stratificazioni anagogiche e analogiche; la quale, però, può essere apprezzata e sperimentata solo con più particolari e sapienziali ermeneutiche[2].

Seppur sinteticamente, prenderemo qui in considerazione un esempio di come si manifestino tali “segni” del Logos, andando a penetrarli tramite quelle modalità con cui, a Lourdes, si sono venute a scandire le apparizioni della S. Vergine. Oltretutto, non desiderando compiere con ciò soltanto un mero “esercizio intellettualistico”, offriamo le considerazioni medesime alla causa dell’auspicata attuazione di una “koinonia” tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse.

Il calendario delle apparizioni

E’ noto che le apparizioni di Lourdes furono 18. Esse cominciarono il giorno 11 febbraio 1858, per concludersi il successivo 16 luglio.

Questa è la serie delle rispettive date, la quale, a sua volta, possiamo significativamente suddividere in tre gruppi:

  1. I) 11 febbraio; II) 14 febbraio;
  2. III) 18 febbraio; IV) 19 febbraio; V) 20 febbraio; VI) 21 febbraio; VII) 23 febbraio; VIII) 24 febbraio; IX) 25 febbraio; X) 27 febbraio; XI) 28 febbraio; XII) 1 marzo; XIII) 2 marzo; XIV) 3 marzo; XV) 4 marzo;
  3. XVI) 25 marzo; XVII) 7 aprile; XVIII) 16 luglio.

Simbologie implicite

Mentre giustificheremo tra breve il senso di questa triplice suddivisione, quello che va immediatamente notato è che l’ambito temporale entro cui si esplicarono le 18 apparizioni (11 febbraio – 16 luglio) fu esattamente pari a 155 giorni [3].

Ciò è emblematico intanto per il fatto che il numero 155 esprime un’allusione diretta ai nn. 15 e 5, i quali sono propri sia della struttura formale del S. Rosario, sia dei principali contenuti che, come abbiamo in altre sedi già mostrato, costituiscono fondamentalmente il “Mistero mariano”[4]. D’altronde, il S. Rosario si stabilisce quale elemento centrale dell’evento di Lourdes, in quanto non solo la Corona fu sempre presente nelle mani della S. Vergine, ma fu anche la preghiera puntualmente recitata da Bernadette, assieme alla Vergine stessa, durante tutte le apparizioni.

Ma a parte ciò, 155 è soprattutto il valore gematrico di γ Μαρια[5], che significa “S. Maria”.

Il segmento temporale interessato dalle apparizioni, insomma, racchiude una sorta di “firma” dell’evento stesso!

Una cosa altrettanto significativa è che tale numero, per isopsefia, è anche il valore di πιδαξ[6], che significa “fonte, sorgente”; e ben ricordiamo la centralità tuttora rivestita dalla fonte d’acqua che miracolosamente sgorgò nella Grotta delle apparizioni.

Una particolare attenzione va poi posta sul fatto che, sempre per isopsefia, a 155 corrisponde pure αγνη αγαπη[7], che traduce “immacolato amore, immacolata devozione”. Ma se la parola agape, nell’accezione cristiana, indica “l’Amore di Dio che abbraccia l’intera storia della creazione e della salvezza”, essa risulta pertanto in diretta relazione con il termine “concezione”, il quale, nel linguaggio biblico, indica la “totalità dell’esistenza”.

Come non vedere dunque nell’“immacolata agape” un equivalente della locuzione “Immacolata Concezione”, che rappresenta l’auto-denominazione con cui la S. Vergine si è presentata appunto a Lourdes? E del resto, ogni “concezione” è frutto dell’“amore”.

Tutto ciò, insomma, a perfezionamento della medesima summenzionata “firma”!

Ma proseguiamo nella disamina! In occasione della terza apparizione avvenuta il 18 febbraio (la prima del secondo gruppo), la S. Vergine, “parlando” per la prima volta a Bernadette, la invitò esplicitamente a ritornare nella Grotta per i successivi “15 giorni” (sic).

E’ curioso che il successivo 4 marzo, che fu il giorno in cui poi terminò tale “quindicina” di giorni, rappresentò esattamente pure quello della “15.ma” apparizione (e non della 17.ma, come sarebbe dovuto essere), prospettando così il sussistere di una sorta di equilibrio intrinseco di tutti i significati simbolici ivi allusi, in quanto imperniati ancora una volta sul n. 15.

Se suddetta coincidenza numerica si rese possibile, lo fu in quanto, in maniera del tutto sorprendente e inopinata, si erano verificate nel frattempo due anomale interruzioni nella regolare successione quotidiana della “quindicina”: la S. Vergine, infatti, non apparve a Bernadette né il 22 né il 26 febbraio (cfr. supra calendario, gruppo b).

Ma a ben vedere, questa “anomalia” possiede un ulteriore senso, in quanto tutto ciò accadde dopo la VI e dopo la IX apparizione. Affermiamo ciò, in quanto ci pare evidente che il tutto intenda in effetti esprimere un rimando alla nota simbologia del “6 e 9”.

Simbolismo del Cancro e dell’Acqua-madre

Se da una parte il comparire delle cifre “6 e 9” ci rimanda ancora una volta al n. 15 (6+9), d’altra parte dobbiamo soprattutto ricordare che esse costituiscono altresì, nel loro insieme, il geroglifico del Cancro, simbolo che, coerentemente con il presente contesto, è legato all’ “Acqua originaria o Acqua-madre”.

E’ pertanto significativo che, a conferma di ciò, fu proprio durante la IX apparizione (ossia in concomitanza con la seconda “anomala” interruzione nel gruppo preannunciato) che Bernadette, scavando all’interno della Grotta su invito della S. Vergine, fece sgorgare quella che poi rimase come la “sorgente miracolosa”.

Inoltre, alla luce dell’immagine offerta dal “granchio” – il quale è animale caratterizzato da una corazza protettiva – alla simbologia del Cancro pertiene, accanto al senso simbolico dell’Acqua-madre, anche quello di tutto ciò che viene “racchiuso e protetto”: il cosiddetto “germe di rinascita”. Ecco perché viene associata al Cancro anche il significato simbolico della “caverna”, della “grotta”.

Ciò, dunque, risulta una volta di più in piena sintonia con l’intero evento, in quanto le apparizioni di Lourdes avvennero, per l’appunto, proprio all’interno di una Grotta!

Cominciando, dunque, a fare il punto della situazione, possiamo in altre parole affermare che, leggendo “fra le righe” delle due interruzioni nella regolarità preannunciata dalla S. Vergine stessa, senza dubbio si coglie sempre la presenza di un coerente rimando al contesto generale.

E’ proprio per questo che è possibile riconoscere la “sacralità” dell’evento.

Questo continuo reciproco relazionarsi tra interno ed esterno, ovvero tra forma e contenuto, tra significato e significante, non può che verificarsi se non quando tutto quello che accade, anche se a differenziati livelli ontologici di manifestazione, “rimane sempre in linea” col senso generale, contribuendo alla sua “verità”.

Infatti, solo a Dio-Logos è permesso di “Essere Sé Stesso, in Sé Stesso e per Sé Stesso”, in quanto “Lui è Colui che è[8].

Per tornare ancora al geroglifico del Cancro, dobbiamo ricordare che la sua figura corrisponde all’u sanscrito, elemento a propria volta costituente il monosillabo sacro OM. Questa parola sacra, nella tradizione indù, rappresenta il più noto e potente mantra, in quanto espressione del “Soffio Creatore dello Spirito”.

Ebbene, la manifestazione traslitterata in latino di questo “suono divino” è apprezzabile nella sillaba AVM, che è confluita nel Cristianesimo ad indicare il noto geroglifico mariano detto dell’Ave Virgo Maria; e ciò in maniera del tutto coerente, visto che la Madonna rappresenta Colei che “concepisce e contiene il Logos”, fecondata dal “Soffio Creatore dello Spirito Santo”. 

Tutto ciò assume, dunque, un particolare rilievo alla luce di quanto osservato precedentemente sul significato legato alla denominazione di “Immacolata Concezione”, nonché della relazione della S. Vergine, attraverso il Logos incarnato, con l’agape divina e la totalità dell’esistenza. Ma come vedremo immediatamente – e in linea con quanto da noi già sottolineato – esso rimane in stretta e diretta relazione pure con la simbologia espressa dalle apparizioni successive.

I tre gruppi di apparizioni

A questo punto, dopo quanto sin qui osservato, possiamo cominciare a giustificare la congruenza della precedentemente indicata triplice suddivisione.

Infatti, riassumendo, abbiamo:

  1. due apparizioni per così dire “introduttive”, durante le quali la Vergine tacque;
  2. poi, tredici apparizioni “spalmate” su 15 giorni, per via delle due interruzioni;
  3. infine, una successione di tre ultime apparizioni, che, almeno apparentemente, si distinguerebbero per non presentare alcun logico, immediato senso calendaristico: né fra di loro, né con tutto il contesto precedente.

E’ quasi inutile dire che anche questa nuova “anomalia” calendaristica, rappresentata dalle ultime tre apparizioni così slegate e distanti fra di loro, si presenta invece quale esplicitazione di un nuovo preciso “segno simbolico”, da cui si “avverte” la latente sussistenza di un ulteriore messaggio tutto da cogliersi.

Innanzitutto osserviamo, allora, che le relative date in oggetto sono il 25 marzo, il 7 aprile ed il 16 luglio (vd. supra calendario, gruppo c).

Tutte e tre mantengono, in pratica, una relazione diretta con la S. Vergine, giacché se il 16 luglio è la festa della Madonna del Carmelo, da parte loro il 25 marzo ed il 7 aprile sono i giorni in cui viene celebrata l’Annunciazione: e ciò, rispettivamente dalla Chiesa cattolica (che segue il calendario gregoriano) e dalla Chiesa ortodossa (che segue il calendario giuliano).

E’ quest’ultima evenienza a mantenere tutta la sua congruenza con il fatto, poc’anzi rilevato, di una sorta di implicita e latente allusione al simbolo dell’Ave Virgo Maria, manifestata già dal precedente secondo gruppo delle apparizioni, in ragione della loro successione conformatasi secondo “6+9”.

Ricordiamo, infatti, come sia proprio la suddetta locuzione ad esprimere la cosiddetta “salutazione angelica” nel contesto dell’Annunciazione: e come sia proprio il passo evangelico relativo a tale “salutazione (“Ave, piena di grazia”, Lc 1,28) il principale luogo scritturale che la tradizione cattolica ritiene spiegabile soltanto ammettendo la verità dell’Immacolata Concezione: giustificando pertanto, in tal modo, la liceità del dogma, contro coloro che vi si oppongono (come, ad esempio, la Chiesa ortodossa o i protestanti).

Ed appunto, è proprio nella prima di queste tre ultime apparizioni, facenti parte del terzo gruppo, che la S. Vergine fa anche un Suo “annuncio”: si presenta a Bernadette, esplicitamente, col Nome di “Immacolata Concezione”.

Va precisato che tale riferimento alla “concezione” va inteso sia in senso intrinseco (la Concezione della S. Vergine nel seno della propria madre) che estrinseco (la Concezione del Logos nel Suo proprio seno): e questo spiega il riferimento al “germe di rinascita” desumibile dalla relazione con la simbologia del Cancro.

In definitiva, se si tiene anche conto che l’ultima e decisiva apparizione, quella del 16 luglio, si verificherà – sempre con coerente riferimento, appunto, al suddetto “69” – proprio durante il segno zodiacale del Cancro, constatiamo da tutto ciò come, ad una sua lettura più profonda, il secondo gruppo di apparizioni, grazie alla sua particolare successione, non abbia fatto altro che coerentemente introdurci ai significati definitivi, insiti a propria volta nel successivo ed ultimo terzo gruppo!

Chiesa d’Occidente e Chiese d’Oriente

Alla luce di codesto riferimento alle due differenti date della festa dell’Annunciazione, così come rispettivamente celebrate da cattolici e ortodossi, appare chiaro a questo punto che l’attenzione viene invitata ad insistere proprio sul rapporto sussistente tra le Chiese cristiane d’Occidente e d’Oriente.

Lo conferma il fatto che il 16 luglio, data dell’ultima apparizione di Lourdes, oltre a coincidere con la festa del Carmelo sia anche il giorno in cui, nell’anno 1054, si consumò il fatidico “grande scisma” tra la Chiesa latina e la Chiesa bizantina.

Alla luce di questa lettura non bisogna, quindi, nemmeno trascurare l’ulteriore contingenza che contribuisce ad avvalorare il tutto. Per un’ulteriore circostanza “metastorica”, infatti, il 14 febbraio, data della II ed ultima apparizione del primo gruppo (vd. supra calendario, gruppo a), in Occidente si fa memoria comune dei SS. Cirillo e Metodio[9].

Vissuti nel IX secolo, Cirillo e Metodio svolsero una fondamentale opera di apostolato nel mondo slavo, la cui missione ha lasciato un seme di unità che abbraccia l’intero continente e che ha fatto di loro (accanto a S. Benedetto da Norcia) il simbolo dei Santi protettori dell’Europa, unanimemente riconosciuti come tali sia in Occidente che in Oriente.

Ebbene, agli occhi di chi voglia vedere, pare in definitiva che la S. Vergine intenda indicare, tramite tutta questa serie di apparizioni di Lourdes, quale sia lo strumento, o meglio il “percorso”, per superare codesta attuale disunione tra cattolici e ortodossi[10].

Volendo intanto riassumere, ripercorriamo “a volo d’aquila” l’intera successione delle apparizioni osservando quanto segue:

  1. il primo gruppo di due apparizioni esprime l’intrinseca unità dei Cristiani e dell’Europa d’Occidente e d’Oriente, in quanto vi si allude alla memoria dei SS. Cirillo e Metodio;
  2. il secondo gruppo, costituito da tredici apparizioni, si esplica con il riferimento al titolo di Immacolata Concezione della S. Vergine, ribadendone peraltro la funzione di Mediatrice;
  3. il terzo gruppo, costituito da tre apparizioni, sottolinea la solo apparentemente diversificazione delle Chiese cristiane separate. Una diversità che, pur nel mantenimento delle proprie rispettive particolarità, trova invece la dovuta sintesi nella S. Vergine stessa. E ciò, con particolare riferimento all’aspetto che Lei detiene in quanto Immacolata Concezione; la qual cosa, quindi, costituisce la “via” sulla quale Chiesa d’Occidente e Chiese d’Oriente potranno trovare una mediazione, una sintesi. Sarà questo che potrà garantire, insomma, al di là di una semplice “unione”, la loro vera “comunione”.

Senza voler entrare nel merito di argomentazioni teologiche, che del resto non ci competono, va perlomeno accennato al fatto che le Chiese ortodosse non accettano il dogma dell’Immacolata Concezione in quanto, secondo il loro punto di vista, “Maria venne purificata dal peccato originale solo al momento del concepimento di Cristo” e non già nel momento del Suo proprio concepimento, nel grembo materno di S. Anna.

Va detto che, in effetti, le Chiese orientali venerano la S. Vergine Maria col titolo di Panaghìa, ovvero la “Tuttasanta”, Madre di Dio al di sopra di tutti i santi; tuttavia questo titolo, sebbene coincida con quello di Immacolata Concezione, viene inteso con i distinguo appena spiegati.

Ma cosa succederebbe se, dopo esserci affidati alle apparizioni di Lourdes con la fiduciosa certezza che esse siano di natura veramente divina e che intendano comunicarci anche un messaggio latentemente posto “in filigrana”, giungessimo alla consapevolezza che tra l’Immacolata Concezione e la Panaghìa non vi sia alcuna “soluzione di continuità”?

Non si aprirebbe forse una porta (la stessa mariana Ianua Coeli) su di una vera koinonia, una “comunione” tra Occidente e Oriente fondata su di un’agape?

E quest’agape, nella sua accezione di “slancio d’amore fraterno”, non sarebbe dunque ciò che, attraverso la “comune figliolanza” stabilita dai Cristiani che riconoscano nella “S. Vergine Immacolata-Panaghìa” la propria “comune Madre”, potrebbe permettere quella decisiva sinergia di fede che porrebbe l’Europa cristiana dell’Ovest e quella dell’Est fianco a fianco, nella battaglia contro il comune, anticristico Nemico?

Ebbene, tralasciando volutamente di inserire nel presente discorso anche Fatima e i suoi non ancora completamente svelati risvolti misterici (lo faremo in altra occasione), a noi sembra che le apparizioni di Lourdes già possano costituire davvero un punto di incontro tra Immacolata Concezione e Panaghìa: con tutto quello che ne può conseguire.

Lo dimostra il fatto che l’ambito temporale che si stende tra il 16 luglio (giorno della Madonna del Carmelo[11], ultimo delle apparizioni di Lourdes nonché, infine, anche giorno del “grande scisma” della cristianità) e l’8 dicembre (giorno della festa dell’Immacolata Concezione)[12] sia pari esattamente a 146 giorni.

Ma 146 è il valore gematrico proprio di Пαναγια[13] (appunto: Panaghìa).

Il che significa che tra l’11 febbraio e l’8 dicembre, calcolando l’ambito temporale che, senza “soluzione di continuità”, è dato dal numero dei giorni in esso compresi, otteniamo in definitiva la locuzione “γ Μαρια Пαναγια”.

L’Immacolata Concezione è insomma per davvero la Vergine Tuttasanta! Colei che può riunire le Chiese divise nell’unica Chiesa di Cristo.

La prova? Se andiamo a calcolare il suddetto ambito di giorni tra 11 febbraio e 8 dicembre, notiamo che esso è pari a 155 + 146 e vale pertanto 301.

Ma 301 è, appunto, il valore gematrico del termine εκκλησιη[14]: Chiesa.

Parliamo della “Ecclesia” per antonomasia: l’unica, al di sopra di tutte le umane divisioni!

COSMO  INTINI

 

Il presente scritto è stato pubblicato sul seguente blog:

www.ideeazione.com  (16.02.23)

 

NOTE

[1] Questa “fede” è ciò che in altre occasioni abbiamo riconosciuto in quanto denominabile con il termine di omologhia (confessione, testimonianza di fede), distinguendola dalla semplice pistis (fiducia).

[2] Come riferimento esplicativo relativo alle pratiche ermeneutiche a cui alludiamo si può vedere:

[3] Il conteggio è per la precisione considerato sino al 15 luglio, giacché, come si vedrà al termine del presente testo, il 16 luglio è sì compimento delle apparizioni, ma anche il giorno di inizio di un ulteriore, nuovo simbolico ciclo temporale.

[4] Per un approfondimento, si vedano in particolare:

https://www.ideeazione.com/sacralita-e-sapienzialita-del-rosario-mariano-in-occasione-della-scadenza-liturgica-del-7-ottobre/

AA.VV., Misteri mariani. Il Santo Rosario Porta della Sapienza, Sodalitium Equitum Deiparae Miseris Succurrentis (a cura di), Ed. Cantagalli, Siena 2022, pp. 41-61.

[5] 155 = (3) + (40+1+100+10+1) = 3 + 152.

[6] 155 = 80+10+4+1+60.

[7] 155 = (1+3+50+8) + (1+3+1+80+8) = 62 + 93.

[8] Cfr. Es 3,14.

[9] La Chiesa Ortodossa, seguendo invece le date del loro rispettivo dies natalis, il 14 febbraio festeggia solo Cirillo, mentre Metodio è commemorato il 6 aprile: ciò, guarda caso, proprio in stretta prossimità della data della penultima apparizione di Lourdes.

[10] E’ degno di nota che l’allusione al Carmelo non faccia parte soltanto dell’apparizioni di Lourdes. Infatti, anche nell’ultima delle sei apparizioni di Fatima, i piccoli veggenti ebbero la visione della S. Vergine vestita con l’abito carmelitano e con lo “scapolare” in mano.

[11] Ci è sembrato opportuno in questa sede, per motivi di spazio, non soffermarci affatto sui tanti significati legati alla contingenza per cui il 16 luglio, data dell’ultima apparizione di Lourdes, sia la festa proprio del Carmelo. Va comunque perlomeno ricordata tutta la congruenza di ciò con il tema generale, giacché, nella lunga storia che portò la Chiesa ad approfondire e comprendere il privilegio mariano dell’Immacolata Concezione, i carmelitani si distinsero non solo nella devozione a questo mistero (tanto che i Papi usavano celebrarne la festa nelle loro chiese), ma anche nella dottrina.

[12] L’8 dicembre 1854 il papa Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, con la costituzione apostolica “Ineffabilis Deus”.

[13] 146 = 80+1+50+1+3+10+1.

[14] 301 = 5+20+20+30+8+200+10+8.

La finale in eta (η) deriva dal considerare il vocabolo nella versione dialettale “ionica”, come era appunto a Costantinopoli.