
La Milizia celeste (tempera del 1348-1354 ca.), Guariento di Arpo (1310-1370)
(Preambolo a cura della Redazione)
“Militare con lo sguardo dritto al Cielo” non è solo un titolo, ma un richiamo profondo alla vocazione più alta del combattente: servire ciò che è più grande di sé, con fedeltà, disciplina e spirito verticale. Condividiamo con favore questo contributo, già pubblicato nel sito de “Il Maccabeo”, che ben interpreta l’anima cavalleresca nel tempo presente.
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La storia, come ci insegna Sua Santità Leone XIII nell’enciclica Humanum Genus del 1884, è lo sfondo di un’incessante battaglia ove da una parte si colloca “il regno di Dio sulla terra, cioè la vera Chiesa di Gesù Cristo; e chi vuole appartenervi con sincero affetto e come conviene a salute” e dall’altra “il regno di Satana, e sudditi ne sono quanti, seguendo i funesti esempi del loro capo e dei comuni progenitori, ricusano di obbedire all’eterna e divina legge, e molte cose imprendono senza curarsi di Dio, molte contro Dio.”
L’evidenza storica ci ha mostrato, unitamente al magistero della Chiesa, come il regno di Satana si sia servito di svariati strumenti ed agenti d’iniquità nel corso dei secoli. Le persecuzioni farisaiche ai danni di Nostro Signore Gesù Cristo e dei primi discepoli e quelle pagane e neopagane contro la Chiesa nascente; le molteplici eresie di epoca medievale per contaminare la Cristianità dall’interno e il maomettanesimo per attaccarla dall’esterno; il protestantesimo per frazionare l’unità dell’ecumene medievale; i “liberi pensatori” di loggia, i lumi e les philosophes per avvelenare le coscienze delle élite culturali e politiche instradandole contro la Chiesa; la Democrazia moderna per detronizzare Nostro Signore dalle società e dai popoli; il liberalismo per degradare i costumi e atomizzare gli individui; il socialismo per scristianizzare attivamente gli Stati; il modernismo per tentare di sfigurare, se ciò fosse possibile, persino il Corpo Mistico di Cristo; e sarebbero tantissimi altri gli strumenti meritevoli di menzione in questa mefistofelica lista degli orrori che giunge sino ai giorni nostri con forme, ahimè, a tutti noi note. Sarebbe ingenuo, tuttavia, ritenere che questi svariati montanti di quel processo unitario e proteiforme a cui può ben darsi il nome di Rivoluzione, siano tutti sorti in modo spontaneo e casuale, quali semplici “esigenze” dei tempi. Il necessitarismo moderno, imbevuto di storicismo, altro non è che la clava intellettuale mediante la quale si spacciano direttrici ideologiche imposte da tale o tal’altro gruppo di potere, per naturale ed inevitabile sviluppo dei tempi. Al contrario, per ognuna delle manifestazioni anticristiane della storia potremmo indicare gli individui o i gruppi o le istituzioni, che ne hanno propiziato l’insorgenza in modo più o meno occulto a seconda delle epoche storiche e delle condizioni sociali. Potremmo menzionare le pressioni finanziarie, e non solo – ben illustrate da mons. Umberto Benigni nel primo volume della sua Storia Sociale della Chiesa – della Sinagoga nei confronti dell’imperatore Nerone, affinché perseguitasse i cristiani; o l’appoggio economico-militare che i principi tedeschi fornirono a Lutero in assenza del quale la sua stramba riforma sarebbe rimasta nel novero delle tante eresie della Cristianità; il ruolo delle logge massoniche (circa 300 attive nel Regno di Francia nel 1789) nell’incubazione della Rivoluzione Francese; l’operato del B’nai B’rith in favore della rivoluzione bolscevica in Russia nella persona di Jacob Shiff; ecc. Risulta dunque ovvio e finanche ragionevole che la storia venga influenzata da agenti occulti o meno occulti, che nutrono interessi economici, spirituali o etnici. Tuttavia l’uomo se riesce ad accettare tale realtà per quel che concerne il passato – ovvero tornanti storici conclusi, rispetto ai quali l’indagine storiografica consente analisi distaccate e disincantate – trova estremamente più difficile farlo col presente. I complotti, le società segrete, il lobbysmo sono fenomeni che, seppur con difficoltà, possono trovare il proprio posto nei libri di storia, ma se per caso finissero su giornali d’attualità l’autore sarebbe squalificato al rango di terrapiattista. Pochi avrebbero l’ardire di affermare, senza avvedersi di cadere nel ridicolo, che il potere oggi è trasparente e l’informazione neutrale, tuttavia poi la stragrande maggioranza delle esistenze viene condotta esattamente seguendo questo principio anti-storico, affidandosi alle narrazioni ufficiali e seguendo pedissequamente le disposizioni governative. Ogni cattolico controrivoluzionario, ovvero ogni militante sotto lo stendardo di Cristo Re, ha dunque il dovere di smascherare, ancora oggi, gli operati delle sette segrete, delle istituzioni inique, dei gruppi di interesse economico. Non è dunque un male il famigerato “complottismo”, al contrario, se documentato e credibile è un indispensabile servizio alla Verità. Vi sono tuttavia alcuni pericoli da evitare, per non avvelenare un’opera meritoria ed animata da buone intenzioni con gocce di errori dottrinali o metodologici:
- a) La santificazione nella militanza: chi si avvede dell’enormità del processo Rivoluzionario, delle sue ramificazioni, del potere di chi lo veicola, dei danni che esso produce alla società e al nostro prossimo, non può non essere elettrizzato da un santo zelo che lo induca ad imbracciare la Buona battaglia con gli strumenti di cui dispone. Il pericolo che può celarsi dietro tale nobilissima intenzione, tuttavia, è quello di ridurre la propria Fede alla militanza. In questa prospettiva ciò che è essenziale e centrale, ovvero la vita sacramentale e quella di pietà, diviene secondario ed ancillare, un corollario della propria battaglia. Sarà lecito saltare la Santa messa per un volantinaggio e la stessa la si vivrà come momento di aggregazione sociale più che di santificazione, per tacere delle mancanze che tale forma mentis può causare nei confronti dei propri doveri di Stato. Una sana ed efficace militanza controrivoluzionaria, invece, non può che essere il frutto di una vita spirituale rettamente indirizzata, di una fedeltà incrollabile ai legittimi Sacramenti della Chiesa e di un fermo adempimento dei propri doveri di stato. I nemici sono molti, sono agguerriti e sono potenti, ma la consapevolezza di tale enormità, non deve esser causa di iperattivismo disordinato, bensì di formazione profonda, di azioni ponderate e di pubblica testimonianza tanto più efficace quanto più specchio di una vita globalmente orientata al Bene e all’Ordine. Il nemico è spaventato molto più da una sola anima in grazia di Dio che da una piazza ricolma di sante bandiere sventolate però da persone che disertano regolarmente il confessionale e non hanno mai tempo per un rosario. Altri magari scelgono il contesto in cui ricevere i Sacramenti, non tanto sulla base di accurate indagini teologiche, non cercando la Fede integrale di chi li amministra, ma piuttosto come generico segno di opposizione ad un sistema iniquo, lasciandosi affascinare da chi urla più forte, da chi usa espressioni roboanti e violente, pur se magari poi è nella sostanza modernista o colluso coi modernisti. Chi ciancia di Anticristi, tempi apocalittici, codici segreti, Chiesa auto-scismata, Papi imprigionati ecc. è più accattivante di chi parla in punta di tomismo e dottrina della Chiesa.
- b) Lo sguardo fisso sulla terra: l’arcidiacono Henri-Marie Boudon (1624-1702) scrive che “Dieu ne frappe que pour être regardé; et l’on n’arrête les yeux que sur les créatures” (“Dio colpisce per essere contemplato e noi invece di volgere lo sguardo a lui, lo soffermiamo sulle creature.”). Questa è una delle tentazioni rispetto alle quali sorvegliarsi maggiormente, quando si studiano le azioni delle forze rivoluzionarie nella storia. Tutto quanto abbiamo scritto in esordio sugli agenti d’iniquità nella storia è verissimo e le loro trame debbono essere conosciute e svelate per meglio combatterle, senza tuttavia mai dimenticare che il motore primo dell’universo è sempre Dio ed è la Sua Provvidenza che muove tutte le cose avendo per fine la salvezza degli eletti. Ogni tragedia, ogni rivoluzione, ogni guerra, ogni pestilenza ha innanzitutto una spiegazione teologica che è da ricercarsi primieramente nel peccato. La Rivoluzione Francese fu senza dubbio il frutto maturo dell’illuminismo razionalista e delle infiltrazioni massoniche nella società, ma fu anche, senza alcuna contraddizione, un castigo tramite permissione nei confronti di quei Re che avevano tanto ignorato la Chiesa, di quei nobili rammolliti nei costumi e nella morale, di quel popolo spesso ormai infatuato dai pifferai magici della modernità. Iddio castiga le nazioni che lo abbandonano, lasciando che in esse trionfino l’iniquità e la tirannia. Ma un castigo presuppone un termine ultimo, essendo il castigo eterno soltanto quello infernale, ed è una manifestazione della misericordia di Dio che tenta, per evocare nuovamente la citazione di mons. Boudon, di scuotere gli individui affinché essi possano tornare a contemplare Lui e Lui solo. Un controrivoluzionario che concentrasse le proprie attenzioni esclusivamente o prioritariamente sulle manovre degli uomini, dimenticando la Provvidenza divina, risulterebbe inefficace e talvolta persino dannoso.
- c) La perdita della Speranza: una delle conseguenze estreme, ma non infrequenti, del secondo errore potrebbe essere uno stato di impotenza derivante dalla consapevolezza della tragicità dell’ora presente e della potenza di cui dispongono i nemici della Cristianità. Il frenetico iperattivismo potrebbe, d’un tratto, mutarsi in resa innanzi ad una realtà ormai così terribilmente compromessa. Una resa che potrebbe tradursi in una ritirata dal campo di battaglia, nell’illusione che non occupandosi più della Rivoluzione, essa non si occuperà di noi, oppure nell’accettazione del male minore, del compromesso. La vittoria della ControRivoluzione è scritta nella Storia e quando avverrà sarà totale e definitiva, ottenuta per intercessione della Beatissima Vergine Maria “terribile come esercito schierato a battaglia”. La tranquilla speranza che questa certezza infonde deve indurci a combattere, ognuno dal proprio posto di battaglia, integralmente e senza compromessi, per contribuire ad avvicinare il giorno della vittoria finale. Spesso, come nel caso della malriuscita Restaurazione ottocentesca, è l’impellente tendenza a voler necessariamente vedere concretizzarsi nel corso della propria vita quel per cui si combatte a compromettere i tentativi di Reazione al mondo del disordine illuminista. La necessità di un materiale orizzonte temporale di vittoria del quale godere, è figlia essa stessa del massimalismo tipico della cultura e soprattutto della prassi giacobina. Le forze che si oppongono alla Signoria di Nostro Signore sul mondo sono immani, spaventose e radicate, ma se il proprio orizzonte militante si limita alla ricerca di intrecci di potere sempre più intricati, nell’individuazione di simbolismi sempre più paranoici, sarà naturale poi riuscire con difficoltà a risalire da quel vortice di oscurità nel quale ci si è tuffati per golosità “informativa”. A tal cagione pare d’uopo, per mantenere intatta la lucidità del buon militante, non sperperare ogni energia intellettuale nella ricerca dell’ultimissima notizia d’attualità, della recentissima dichiarazione, magari commentata da qualche guru del complotto senza Fede. Piuttosto sarebbe ben più edificante formarsi su quegli autori che, mediante la teologia della storia e la filosofia della politica, forniscono gli adeguati strumenti culturali per leggere gli avvenimenti d’attualità alla luce della incessante battaglia di cui facevamo menzione all’inizio e che, in molti di questi autori, è descritta come lo scontro tra la Rivoluzione e la ControRivoluzione. Il cattolico controrivoluzionario non è un commentatore seriale di notizie tragiche e disperanti, ma un tranquillo combattente che piange con Cristo per l’umanità perduta ma con la serenità di chi sa che nulla vi è di davvero nuovo sotto il Sole e soprattutto che per quanto le forze del nemico possano apparire soverchianti, la vittoria della Chiesa è già scritta nel firmamento dai secoli dei secoli.
Non vogliamo scoraggiare la ricerca storiografica, il revisionismo storico ove necessario, l’analisi delle cospirazioni degli attuali agenti della Rivoluzione, tutt’al contrario. Oggi più che mai, con lo strapotere dei media e dei social, con le collusioni sempre più evidenti tra politica, finanza speculativa e aziende farmaceutiche, col modernismo che continua imperterrito nella demolizione del cattolicesimo, è indispensabile tenere gli occhi spalancati e le orecchie sintonizzate. Invitiamo però a farlo in modo ordinato, sapiente, senza ossessioni e/o disperazioni, seguendo l’insegnamento del magistero ecclesiastico il quale alla denuncia dei mali occulti o palesi che nel corso dei secoli ha dovuto fronteggiare, ha sempre poi affiancato un invito alla pratica della virtù per il campo dei giusti. Militiamo, studiamo e combattiamo, ma con lo sguardo dritto al Cielo.
Manuel Berardinucci
Nota biografica
Manuel Berardinucci è nato a Pescara nel 1999. Studioso di storia dell’arte e co-fondatore de Il Maccabeo https://ilmaccabeo.wordpress.com/. Cattolico integrale e ControRivoluzionario, è membro del comitato organizzativo de Il Trono e l’Altare e ha scritto un breve saggio sul pensiero e la vita politica di Charles Maurras.