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Origini e sviluppo del ciclo di Tristano (di Gianni Ferracuti)

Re Marco trova Tristano e Isotta mentre dormono nella grotta, miniatura del XII secolo (Monaco, Bayerische Staatsbibliotek)

(Preambolo della Redazione)

Prosegue la riproposizione di alcuni studi del Prof. Gianni Ferracuti sul tema della simbologia sottesa ai racconti cavallereschi medievali.

Il seguente testo, come i precedenti, è anch’esso apparso in “Excalibur“: Rivista trimestrale di storia delle religioni ed etnosociologia dell’Istituto Romano per la Ricerca Interdisciplinare (Anno II, n. 3, pp. 152-161, luglio-settembre 1978).

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1. Il problema

Il problema da affrontare è la presenza nelle fonti tristaniane – principalmente nel Roman de Tristan di Thomas – di un duplice aspetto della figura di Tristano, che appare prima come eroe mitico, poi come protagonista di un romanzo di fantasia i cui elementi hanno perso ogni valenza simbolica. A rigor di logica, un mito di Tristano deve precedere, e di molto, un racconto fantastico su Tristano, e quindi l’opera letteraria deve nascere da una precedente elaborazione mitica, verosimilmente trasmessa per via orale.

Analizzeremo tre episodi tratti dalle fonti letterarie, vedendo come contengono temi mitici in vario grado corrotti, e ci domanderemo dove mai uno scrittore del XII sec. può aver trovato un mito non cristiano e non riconducibile a fonti classiche nei suoi aspetti formali, e se comprendeva egli, o comprendevano le sue fonti, il senso di questo mito.

2. Tristano, eroe restauratore

I tre episodi sono contenuti nel roman di Thomas, la più antica fonte francese della storia dei due amanti. Sono: la vicenda dell’infanzia di Tristano, il combattimento contro Morholt e la conquista del diritto alla mano di Isotta grazie all’uccisione di un drago.

Tristano nasce dall’amore tra Rivalen e Blancheflor, sorella di re Marco, signore della Cornovaglia e dell’Inghilterra, presso il quale Rivalen era stato ospite. Per questa loro passione i due amanti debbono fuggire a Canoel, capitale dell’Ermenia, di cui Rivalen è il legittimo signore, e qui si sposano, su consiglio di Roald, le Foitenant, il mantenitore di fede. Ma Rivalen è ucciso in battaglia dal rivale Morgan; quattro giorni dopo muore Blancheflor, dando alla luce il frutto dei suoi brevi amori: Tristano, appunto, che viene sottratto alla cattura da Roald, ed è quindi re in esilio di un regno occupato illegittimamente.

Diventato ormai grandicello, Tristano viene rapito da alcuni mercanti di Norvegia e sbarcato nelle terre di Marco. Qui si segnala per la sua abilità in certe attività molto simboliche, come la macellazione del cervo, e questo gli consente di essere accolto nella corte privata di Marco, dove sarà ritrovato da Roald. Conosciuta la sua identità, viene armato cavaliere, torna nelle sue terre, uccide l’usurpatore e restaura la monarchia legittima. Quindi, restaurato l’ordine, lascia il potere nelle mani di Roald e torna da Marco, nel paese di là dal mare.

La struttura tipica di un mito è evidente in questa storia. Marco, il cui regno è al di là del mare, ha i tratti del sovrano universale, del re dei re o signore dell’altro mondo, a cui da sempre l’uomo sottrae il sapere, sia esso in forma di fuoco, di donna o di mela, nella simpatica visione botanica della Genesi. D’altro canto il testo ne dà anche una sorta di conferma politica, visto che i sassoni riconoscono Marco, che non è sassone, come capo e suprema autorità. È comprensibile anche che il re terreno sia in contatto con lui, per la comunicazione tra i due mondi che caratterizza ogni descrizione dell’Eden. L’uccisione di Rivalen avviene a tradimento e rappresenta la perdita della tradizione, il colpo doloroso da cui deriva il periodo di desolazione, puntualmente indicato nel testo. Il regno di Ermenia precipita nella condizione di gaste terre, mentre la tradizione si occulta (morte di Blancheflor). L’ultima sopravvivenza legittima della tradizione viene conservata di nascosto da Roald, il foitenant, che alleva Tristano facendolo passare per suo figlio. Bisogna dunque restaurare l’ordine, cancellando l’usurpazione.

La dignità regale di Tristano viene indicata con vari simboli, tra cui il viaggio in barca, ovvero un attraversamento delle acque, dove acqua è appunto l’immagine del caotico, dell’instabile della mancanza di un centro, che per opposto è sempre luminoso, stabile e perfetto. È un simbolo consueto questo della barca come mezzo con cui si raggiunge l’altro mondo in un viaggio iniziatico di morte e resurrezione, come l’orcio di molti miti irlandesi e indeuropei o il cesto di Mosè e di Romolo, la conchiglia da cui nasce Venere o quella del pellegrinaggio a Santiago de Compostela.

I simboli si susseguono con una ferrea e antica coerenza. Sbarcato nell’altro mondo, Tristano viene condotto alla presenza del re Marco grazie a un cervo, animale che accompagna la sovranità e il potere e che spesso conduce alla Donna (sostituito in questo dal falcone di molte storie cavalleresche). Altri elementi che attestano la sua dignità sono il canto e il suono della cetra, strumento collegato alle iniziazioni nella mitologia celtica. Tipico è il castello di Marco, inaccessibile e circondato dalle acque, dove Tristano rimane per un periodo simbolico di tre anni, finché si compie il tempo in cui l’azione restauratrice dell’eroe deve manifestarsi.

3. Il gigante e il drago

Il combattimento di un cavaliere contro un gigante o un drago è un tema consueto della materia di Bretagna e rappresenta una vittoria contro il mostruoso, l’abnorme, l’acquatico. Il tema è presente anche nella tradizione ebraico-cristiana, nella lotta tra Davide e Golia, seppure in una forma storicizzata che non manca però di sottolineare l’enorme statura di Golia, e lo si ritrova nel mondo romano.

Un antecedente prossimo nel ciclo brettone può essere il combattimento di Artù con Frollo, condottiero romano di cui Goffredo di Monmouth sottolinea l’imponente statura, in una versione razionalizzata e storicizzata del mito che modifica la forma, ma non la sostanza, e lascia intatta spesso la concatenazione dei simboli. Se il gigante diventa un condottiero romano di nome Frollo, permane la statura, ma anche il premio che Artù ottiene con la sua vittoria: dodici anni di pace, cioè un ciclo simbolico di pax aurea primordiale.

Le varianti possono essere molte. Erec combatte contro due giganti per la liberazione del cavaliere Cadoc de Tabrioel; Parzival combatte contro Orilus che sullo scudo porta dipinta la sua insegna: un drago così ben fatto da sembrare vivente. Sempre rimane la connessione con il premio: la liberazione di una Dama, l’annullamento di un tributo, un matrimonio con una principessa, tema legato spesso all’ultima forma di questo schema, che è la lotta nel torneo cavalleresco.

Tristano combatte contro Morholt per liberare Marco da un pesante tributo: la consegna di trenta giovani ostaggi per ogni regno in suo possesso. Successivamente uccide un drago che minaccia il regno d’Irlanda, conquistando il diritto alla mano di Isotta. Il tema di queste vicende è analogo al quello della restaurazione già visto: si tratta di superare una limitazione della sovranità, di restaurare una condizione di pienezza attraverso la lotta eroica. Persino del Graal si dice che ci si apre l’accesso ad esso solo con la spada in pugno: è una mistica vittoria contro le dimensioni mostruose della natura umana.

Passando attraverso il mare, penetrando dentro la caverna, si conquista il tesoro, si libera la donna, simbolo di autorità e potere posseduto dal re: da cui il carattere di adulterio che talvolta viene assunto da un’usurpazione, o il rapporto equivoco tra Ginevra e Mordred, il traditore di Artù, quello esplicito tra Tristano e Isotta. In Tristano però il rapporto con Isotta diventa il tema prevalente e, gradualmente, il mito di restaurazione si trasforma in un romanzo d’amore.

4. Dal mito al romanzo

Le infanzie di Tristano e l’episodio del Morholt hanno una struttura narrativa diversa dagli episodi che seguono e costituiscono la parte centrale del romanzo: la ricerca della sposa per Marco, la sua conquista, la partenza di Tristano e Isotta, la consumazione del filtro che era destinato a Isotta e Marco, la sostituzione di Isotta con l’ancella affinché Marco non scopra il tradimento, il rapimento di Isotta, l’omicidio mancato dell’ancella, gli inganni e le truffe legate all’adulterio, l’esilio di Tristano, il ritorno e la fuga dei due amanti nella foresta, il secondo esilio e il matrimonio con Isotta dalle Bianche Mani e infine la morte di Tristano.

La linearità della prima parte lascia il posto a un intreccio complicato, ricco di colpi di scena, di duplicazione degli episodi essenzialmente letterari e collegati anche alla tematica dell’amore cortese. Se si accetta che tutto questo sia diverso dalla parte iniziale, a contenuto mitico, abbiamo una duplicità di dati che non viene spiegata dall’ipotesi di un testo archetipico da cui Thomas avrebbe tratto l’opera. Questo archetipo, infatti, o conteneva una sequenza logica che Thomas ha perduto, o conteneva la stessa duplicità di dati, e dunque non è più tanto archetipico. Sembra anzi che il nostro autore si renda conto della cosa e cerchi di raccordare le varie parti, come quando fa giustificare Tristano, con grande abilità dialettica, dell’uccisione di Morholt.

C’è insomma un’evidente esempio di trasformazione di un mito in tema letterario, sul quale ogni autore interviene facendo le aggiunte e le modifiche che vuole, cercando essenzialmente di raccontare belle storie, ricche di intrecci e brillanti soluzioni. Ma evidentemente il sostrato mitico, ancora testimoniato negli episodi iniziali, attesta un’elaborazione lunga e lenta della vicenda, tutta sepolta nella tradizione orale o in chissà quanti testi perduti.

GIANNI FERRACUTI

 

Bibliografia

B.H. Wind (ed.), Les fragments du Roman de Tristan, poème du XII siècle, Leiden 1950.

J. Bédier, Le roman de Tristan par Thomas, Paris 1902.

Beroul, Le roman de Tristan, ed. di E. Muret, Paris 1947.

E. Levi, I lais brettoni e la leggenda di Tristano e Isotta, Perugia 1918.

B. Panvini, La leggenda di Tristano e Isotta, Firenze 1951.

I. Cluzel, Les plus anciens troubadours et la légende amoureuse de Tristan et Isend, in Mélanges de linguistique et littératur romanes à la mémoire d’Istvàn Frank, Saarlandes 1957, pp. 155-170.

P.G. Caucci, Il costume del cervo bianco, Vie della Tradizione, III 9, Palermo 1971, pp. 8-16.