
Autore: Étienne Gilson
Editore: Rusconi, Santarcangelo di Romagna (RN) 2022
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(Preambolo della Redazione)
L’importanza di questo saggio monografico consiste nell’aver posto in chiaro l’originalità della dottrina politica di Dante, alla luce delle distinzioni, da questi operate, in merito al rispettivo valore ontologico posseduto dal Potere Regale (Impero) e dall’Autorità Sacerdotale (Papato) e alle loro reciproche posizioni nel seno dell’Ecclesia Christi.
La tesi del Gilson, peraltro ripresa qualche decennio dopo la sua prima pubblicazione (1939) anche da Augusto del Noce, nonché da questi egregiamente approfondita, pone in rilievo la differente prospettiva di valutazione dei rapporti che legano i due supremi Istituti della cattolicità, a seconda che li si intenda alla luce della ‘gerarchia di dignità’ o della ‘gerarchia di giurisdizione’.
L’esito, che pone a nostro avviso una parola definitiva sulla questione degli ambiti di pertinenza entro cui Impero e Papato possano e debbano svolgere le proprie rispettive funzioni, sancisce chiaramente i contorni che mantiene la dottrina politica dantesca.
L’Impero, fermo restando che la Potestas Regale gli perviene direttamente da Dio – ovvero senza alcuna altra intermediazione umana – rimane pertanto ‘autonomamente’ il solo ed unico responsabile dell’ambito temporale della Chiesa, libero cioè da ogni ingerenza diretta o indiretta del Papato. D’altro canto, l’Impero stesso rimane debitore a quest’ultimo in vista dell’attualizzazione ‘temporale’ del proprio Potere, data la necessità di un suo riconoscimento che si venga a realizzare attraverso la benedizione sacramentale nel rito dell’Unzione, il quale solamente il Sacerdozio può amministrargli: e ciò deriva dal fatto che l’Autorità Sacerdotale lo precede in dignità, essendo essa la responsabile dell’ambito ‘spirituale’.
Dante, in definitiva, ci invita a riflettere su un equilibrio armonico e sinergico che non sminuisce il ruolo dell’una e dell’altra funzione, ma le riconduce entrambe alla loro autentica finalità.
Unico appunto che ci sentiamo di fare al Gilson, pur nella chiarezza del suo saggio, è quello di non aver egli adoperato con sufficente precisione la distinzione tra i termini ‘autonomo e indipendente’, i quali invece ben esprimono la posizione dell’Impero nei confronti del Papato: autonomo, quanto alla ‘gerarchia di giurisdizione’, ma non indipendente, quanto alla ‘gerarchia di dignità’.
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NOTE EDITORIALI
Nell’affrontare il pensiero dantesco Gilson evita di apporgli una comoda etichetta classificandolo tra le filosofie già costituite del tempo, si impegna piuttosto nel tentativo pienamente riuscito di comprenderlo secondo i tratti che gli sono singolari e unici. Per Gilson collocare storicamente il pensiero dantesco non significa ricondurlo al tomismo o all’averroismo, quanto invece mostrarne l’impianto teoretico originale e solidamente giustificato nei suoi propri principi in un continuo confronto con le principali e tra loro molto varie correnti filosofiche del tempo. Attraverso una penetrante disamina del Convivio, della Monarchia e della Commedia viene messa a fuoco l’idea dantesca fondamentale dell’armonia dei tre ordini: politico, filosofico e teologico. Armonia che per Dante si realizza soltanto attraverso il riconoscimento della completa autonomia, pur in una gerarchia di dignità, di ognuno dei tre ordini e del loro specifico ruolo assegnato dalla Provvidenza divina.
Étienne Gilson (1884-1978), filosofo cristiano francese di filosofia medievale, è stato professore in varie Università francesi (Lille, Strasburgo, Sorbona) e al Còllege de France. Nel 1929 contribuì attivamente alla fondazione del Pontificial Institute of Medieval Studies di Toronto (Canada), dividendo i suoi impegni fra Europa e Nord America. Ha contribuito in modo decisivo alla valorizzazione del Medioevo e della sua varietà di posizioni speculative con importantissime e ancora insuperate monografie sui principali pensatori del Medioevo e con la fondazione e la promozione di molteplici iniziative scientifiche, quali riviste e collane di studi e di testi. Fra i suoi principali volumi si ricordano La filosofia di san Bonaventura (1995), La teologia mistica di san Bernardo (1995) e Giovanni Duns Scoto (2008).