
San Galgano conficca la spada nella roccia, Chiesa di San Michele, Chiusdino (Siena)
Abbiamo a lungo parlato, negli articoli del nostro Sodalitium, del guerriero a cavallo, del Cavaliere e dell’Istituzione cavalleresca, sia in senso storico che in senso metastorico e spirituale; abbiamo delineato il sacramentale dell’Investitura cavalleresca, la sua missione, il suo modo e il suo stile di stare e di combattere tanto nel mondo terreno per la piccola guerra santa, quanto nel parvus mundo del proprio cuore umano per la fondamentale battaglia della Grande guerra santa, ovvero per il destino dell’anima del Cavaliere.
Pertanto, in questo articolo ci proponiamo di indagare un aspetto particolare del guerriero a cavallo nella sua cornice storica del Cavaliere e nella sua cornice spirituale. Si tratta dell’arma del Cavaliere, la spada, strumento di guerra per eccellenza nel corso dei numerosi secoli della storia umana. È davvero così dunque? La spada è mero strumento di offesa, di penetrazione e quindi conquista e vittoria nei confronti del vinto in guerra? Sappiamo che nel mondo minoico arcaico la spada rappresentava la virilità maschia dell’uomo-guerriero, il quale con la sua forza era legittimato a opprimere, battere e rendere servo o schiavo il più debole, il meno virile, il vinto. Nel mondo romano il gladio è l’arma del legionario, la forza dell’Impero, l’arma invincibile di un esercito invincibile. Cambiano le cose nei secoli del mondo occidentale medievale: la spada si allunga, prende la forma di una croce con la sua elsa, diventa lo strumento di protezione degli umili, dei poveri e delle vedove. La spada diviene strumento dell’Eroe-Cavaliere che la usa per tagliare il mantello e donarlo al povero come si evince dall’agiografia di San Martino. La spada, simbolo assiale e sintomo di rettitudine della lingua, del cuore e del giusto comportamento cristiano del Cavaliere, diventa oggetto liturgico nel connubio fra Potere temporale e Autorità spirituale nel corso del medioevo. La spada è sia simbolo dell’Altare nel suo senso verticale proiettato verso il Cielo e nella sua simbologia cristica in quanto a forma di croce, sia simbolo del Trono: oggetto virile di conquista, di governo e di potere dei Re e degli Imperatori. Per delineare però cosa è stato e cosa rappresenta ancora oggi la spada come arma, strumento e metafora spirituale, occorre ricondurre prima la nostra trattazione alle profondità mitiche di questo oggetto che è stato arma terribile, arma gloriosa e salvifica, strumento di dannazione o di salvezza.
Le radici ancestrali e storiche della spada
Innanzitutto la spada, come abbiamo accennato per quanto riguarda le età antiche, esisteva come strumento di guerra per i guerrieri a piedi. I Cavalieri, infatti, quelli intesi come guerrieri a cavallo prima del medioevo, sono sempre rappresentati come armati di lancia, la spada essendo riservata a chi combatte a piedi, e questo è vero sia per quanto riguarda i Vichinghi e i pirati del mare del nord, sia se ci spostiamo nel mondo mediterraneo della civiltà greco-romana. Ciò nonostante la spada come arma era comunque considerata strumento di grande prestigio, essa rappresentava la virilità del guerriero e il suo coraggio di offendere contrapposta alla viltà di ripararsi dietro agli scudi. Inoltre, l’ancestrale forgia delle lame, presso Germani, Celti ma anche presso la civiltà latino-romana[1], era considerata un’arte magica, tellurica e tanto ardua da considerarsi opera di maghi capaci di governare gli elementi: fuoco, terra, acqua e aria, tutti elementi necessari se ben utilizzati alla creazione di una spada. La questione insieme tecnica e religiosa della fabbricazione della spada dava allo strumento bellico il massimo prestigio di essere per eccellenza l’arma sacra. L’arte della sua fabbricazione era proibita a coloro che non avevano accesso alle forge dei fabbri, i quali erano considerati come una sorta di casta chiusa dall’aspetto segreto e magico. Lo strumento della spada nasce già con una sacralità di fondo, benché inizialmente nutrita dagli aspetti pagani dei vari popoli che la adoperarono. L’uso della spada corta o del gladio faceva delle fanterie il corpo d’armata più prestigioso, aristocratico e potente. Tuttavia la fabbricazione della spatha, la lunga spada dei Galli, permise un progresso non trascurabile nella fabbricazione delle spade e nel diverso uso bellico delle stesse. L’innovazione, perfezionata dalle forge gallo-romane, permise la fabbricazione di sempre più numerose spade lunghe atte alla guerra. L’irruzione dei Goti in Europa, popolazione proveniente dalla migrazione dai territori allora ancora sconosciuti dell’odierna Europa nord-orientale, fece sì che la spada lunga potesse essere usata dai combattenti a cavallo che agilmente riuscivano a colpire dal cavallo i nemici e a manovrare l’arma dalla cavalcatura. La fama della “spada di Attila” fece il resto consegnando l’arma al mito di strumento di immenso potere di distruzione, di prestigio dei combattenti e di bellezza dello strumento stesso. Da allora le spade finemente lavorate, rese belle e efficienti per la guerra, le ritroviamo nelle tombe degli aristocratici, accanto ai Re barbarici in quanto pezzi unici nella loro fabbricazione materiale e nella loro fama immortale. Nell’epoca del passaggio dall’antichità al medioevo la spada, la guerra e lo stesso guerriero acquisiscono prestigio e alta considerazione, a differenza delle spade tutte uguali e fatte in serie delle legioni romane. La spada non è più strumento bellico comune, ma arma-gioiello di una nuova nascente attività aristocratica. Da qua comincia il grande prestigio di queste gloriose e terrificanti armi dell’occidente. Dunque la sacralità dell’arma, il suo essere compagna viva di chi la porta e oggetto sacro, era comune a numerose civiltà: l’associazione tra eroe e spada la ritroviamo tanto nei miti arcaici quanto in quelli nordici e in quelli delle steppe. L’adorazione delle armi presso gli Sciti era piuttosto comune, la spada confitta nel terreno era oggetto di culto per il folklore germanico e caucasico, presso Alani e Goti queste devozioni delle armi rappresentavano la vera radice dell’ascesa al potere di Attila. La sacralità di questo oggetto si evince dalla sua origine oscura e meravigliosa, dalla sua fabbricazione divina[2], dalla sua “personalità”. La spada aveva un nome proprio, con essa si formulavano i giuramenti e perciò viene spezzata solo al momento della caduta dell’eroe[3], quando abiura, tradisce e spezza il legame sacro di fedeltà. Nei miti norreni la spada è fabbricata dai giganti, portatrice di rune magiche che sono il linguaggio proprio della spada divina. La spada è oggetto sacro di iniziazione e di condizione di status giuridico: chi non la possiede non è un uomo libero. I giuramenti con questa arma sono attestati sia nei miti Germanici che nell’Edda, mentre il dono della spada al momento di passaggio dalla fanciullezza-adolescenza alla maturità la ritroviamo nella vestizione cavalleresca dell’era cristiana medievale e nei rituali barbarici di Frisoni, Franchi e Longobardi. Presso i popoli pagani la spada è la personificazione virile del portatore, il proprio simbolo di libertà quanto di fratellanza con gli altri guerrieri. Su di essa giurano e si consacrano, con essa si rappresenta la forza, la giustizia e l’autorità del capo.
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada» (Mt 10, 34-35).
Irrompe, all’alba del medioevo, il cristianesimo che permea tutta la società nel suo complesso. Il cristianesimo irrompe sui popoli convertiti, sui popoli germanici e sulle usanze del folklore ancora ammantate di paganesimo. Questa irruzione provoca la cristianizzazione dei riti consuetudinari che i popoli germanici avevano già introdotto nei regni romano-germanici. Ecco che trova senso il simbolismo della spada e tutto il bagaglio culturale che si porta dietro, trova il suo senso in una società profondamente connaturata dalla religione cristiana che quindi eleva l’arma a vero e proprio oggetto liturgico, a simbolo di conversione. «Ed egli soggiunse: “Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una”» (Lc, 22, 36-37).
La spada era anche l’arma degli angeli protettori dell’Eden, «la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita» (Gen 3, 24). Dunque la spada divenne oggetto cristiano, oggetto di benedizione, strumento dei due fini complementari del Cavaliere: combattere la guerra secolare nel mondo e quella spirituale contro i vizi e le tentazioni. La spada acculturò i nuovi cristiani dell’era medievale, ebbe funzione di “battezzare” il novello Cavaliere e al contempo di scacciare e battere in nome di Cristo le potenze diaboliche: «Per il resto, rafforzatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza. Indossate l’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.
Prendete dunque l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno cattivo e restare saldi dopo aver superato tutte le prove. State saldi, dunque: attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio» (Ef 6, 10-18). La spada non è solo oggetto bellico ma anche arma spirituale. La spada dunque è la parola di Dio, il Vangelo e le scritture con cui i monaci, i sacerdoti, i vescovi e i papi accudiscono il loro gregge. La spada è il simbolo dell’attività sociale del cristiano nel mondo, è simbolo del suo dovere di battezzato di testimoniare la Parola di Dio, potente e affilata come una spada penetrante. Già nelle Scritture e nel Vangelo, si individua quella che sarà la doppia valenza, il doppio impegno dei Cavalieri in quanto cristiani: usare la spada come oggetto quando occorre per preservare la giustizia e usare la spada come arma e argine contro i propri vizi, dare l’esempio spirituale e secolare, adempiere al compito dei battezzati: convertire. Dunque al posto del rito magico di fabbricazione dell’arma subentra la consacrazione liturgica, nel concetto di guerra cristiana subentra la psicomachia, dove la spada è croce di Cristo, arma spirituale prediletta. La tradizione di questa lotta spirituale trae forza dalla spade-reliquiario che Orlando e San Dionigi impugnano in battaglia. L’innovazione cristiana non oblitera il mito e le spade continuano ad avere nomi propri: la Durlindana di Orlando, La Gioiosa di Carlo Magno, Excalibur di re Artù sono le armi consacrate della mitopoiesi cristiana degli eroi del medioevo. Tale mitopoiesi trae le sue origini dalle antiche usanze dei popoli pagani, con la cristianizzazione del mondo prima romano e poi con il passaggio all’età medievale, i miti vengono cristianizzati, le usanze rese conformi al messaggio evangelico, lo strumento della spada trova un terreno fertile per la sua trasfigurazione a simbolo cristiano, trova terreno fertile per divenire, su scorta del Vangelo e del retroterra culturale dei nuovi popoli che compongono l’Europa geografica, l’essenza stessa del campione impegnato a rendere gloria a Dio e attuare la Sua giustizia sociale anche sulla Terra: il Cavaliere cristiano.
La spada simbolo di Regalità
«Prendi dalle mani dei vescovi che, per quanto indegne, sono tuttavia consacrate nel nome e per autorità dei santi apostoli, la spada che ti è consegnata in quanto re, e che è ordinata da Dio con la nostra benedizione in difesa della santa Chiesa, e tieni a mente di quanto profetò il Salmista quando disse: cingiti della spada, o potentissimo, affinché in ciò per mezzo di essa tu possa esercitare la forza della giustizia (di distruggere il peso dell’ingiustizia, sostenere e proteggere la santa Chiesa di Dio e i suoi fedeli…)»[4]. Con questo antico passo di consacrazione a Cavaliere si evince come la consegna dell’oggetto bellico crucifero simboleggi il Potere imperiale temporale consegnato su autorizzazione dall’Autorità spirituale. È con l’età carolingia infatti che si precisa la funzione guerriera in servizio alla Chiesa, la funzione dei Cavalieri, dei milites consacrati e quella dei Re come custodi della buona legge da fare seguire agli uomini ad essi sottoposti, questione ben individuata dai sovrani franchi grazie al recupero della tradizione veterotestamentaria di Re Davide, grazie al nuovo Imperatore del Sacro Romano Impero: Carlo Magno. La spada compare presso gli altari e le veglie d’armi, viene benedetta e maneggiata da mani consacrate con una diffusione di simboli cruciferi attinenti all’arma. Le prerogative attraverso le traditio gladii sono quelle di usare l’arma per difendere i deboli, per addobbare i Cavalieri come esecutori della giustizia e difensori della Chiesa. L’etica cavalleresca si perfeziona sull’esemplificazione dei Poteri regali del Re cristiano carolingio che ora, con i giovani Cavalieri del secolo, ne veniva ulteriormente sacralizzata la funzione e il servizio pubblico. La Chiesa dunque rese cristiana una tradizione antica e oscura, fece di un’arma di offesa, strumento di morte, l’arma della giustizia e della protezione al prossimo, secondo il comandamento di Cristo. Inoltre, nella società medievale nella quale l’amministrazione pubblico-laica è autenticamente cristiana e quindi coadiuvata, accompagnata e moralizzata dall’Autorità religiosa, il compito della Chiesa si tradusse anche nell’atto di trasfigurare l’arma in uno scettro di potere sociale: Ludovico il Pio viene cinto della spada dal padre Carlo nel 791, a sua volta Ludovico nell’838 cinse il figlio Carlo Re d’Aquitania. A Ludovico II toccò essere investito da Papa Sergio II che gli consegnò spada e corona insieme. Ottone I è incoronato dall’Arcivescovo di Colonia al fine di divenire avvocato della Chiesa e dispensatore di giustizia e di pace: «Ricevi questa spada per respingere con essa tutti gli avversari di Cristo, cioè i barbari ed i cattivi cristiani, per l’autorità che ti è concessa da parte divina, e con pieno potere su tutto l’impero franco, per la saldissima pace di tutti i cristiani»[5].
Il X secolo divenne l’età dei giustizieri a cavallo e la loro arma divenne il mito metastorico della giustizia e della protezione cristiana. La carità armata dei Cavalieri e la loro prodezza in combattimento contribuì a rendere i milites membri della condizione sociale più apprezzata nei secoli medievali. Il loro status si arricchirà ulteriormente con le Crociate, guerra santa di protezione dei pellegrini e di riacquisizione della terra dove predicò Cristo-Dio. Il prestigio insieme virile e religioso, autenticamente cristiano e guerriero della Crociata perfezionò l’Eroe del medioevo la cui arma prediletta era la spada, insieme croce e forza di Dio. La spada dunque contribuì a differenziare il ruolo sociale dei cristiani nel mondo. Ai Cavalieri era riservato il sacramentale dell’Investitura e la spada era la testimonianza di questa condizione tutta speciale, di questo compito di carità nel mondo e di perfezionamento del proprio cuore.
La spada: simbolo cristiano
La spada non è solo strumento di lotta secolare o metafora della funzione propria del Cavaliere cinto da essa. La spada è anche simbolo di come deve essere il Cavaliere: dritto, saldo, lucente, bello e a doppia lama. Il Cavaliere cristiano si appresta a combattere entrambe due le battaglie: quella dello spirito e della carne, della giustizia terrena e della salvezza celeste. Come la spada con il suo Cavaliere, così a sua volta il Cavaliere si getta nelle mani sicure di Dio e nelle strade indicate dalla Vergine esattamente come fosse egli stesso un strumento da affidare al Regno celeste. Il Cavaliere si fa dunque strumento della maggior gloria di Dio, annulla il suo ego per servire la volontà del suo Padrone e maneggiatore dello strumento umano. Il Cavaliere e la sua spada sono impassibili al calore e alla durezza della materia che incontra, sono sempre diritti su sé stessi. Che sia durante la guerra interiore o esteriore, la spada è sempre viva e lucente, pura come il suo portatore. La spada è ‘misura’, asse portante della centratura di cuore del Cavaliere, rettitudine che lo spinge sul giusto cammino. La spada del vero Cavaliere è diamante, come il suo cuore. Indistruttibile di fattura poiché in costante affido alla Divina Volontà e pura spada fiammeggiante della fede chiamata alle armi spirituali. La spada e il Cavaliere sono un tutt’uno, fabbricati entrambi dalla forgia di Dio mediante la disciplina delle varie componenti minerali del suo spirito umano. L’incudine di questa forgia e formazione celeste del Cavaliere come strumento umano di Dio, è esemplificata dal mondo e dalle prove che il Cavaliere è tenuto ad affrontare e superare. Se la spada non si rompe il Cavaliere è davvero pronto, sicuro, santo per la sua missione. La spada dunque è croce e delizia del Cavaliere: sua prediletta compagna ma anche suo dovere e servizio da compiere mediante la sofferenza cristiana delle piaghe di Gesù. Le cinque croci dei crociati incise sulle spade simboleggiavano le piaghe di Gesù e la sofferenza da patire per la salvezza e la sete di giustizia. La spada dunque è strumento-essenza del Cavaliere, simbolo agente del senso della sua missione. Con essa muore e vince, con essa porta alla vittoria di Dio nei Cieli, alla salvezza della propria anima e al compimento della giustizia terrena. La spada, il suo nome e la sua funzione sono esso stesso il Cavaliere che la utilizza, su di essa muore e cade, su di essa si sacrifica e vince: come Gesù che sale sulla croce che è una spada, il Cavaliere impugna la sua spada che è una croce[6].
Nel medesimo senso dunque si interpreta l’estrazione sacrale della spada dalla roccia da parte del novello Re-Cavaliere Artù. Così anche, nel senso della carità guerriera del Cavaliere cristiano, si interpreta il santo che di una spada fece una croce: San Galgano. Questo personaggio affascinate della Toscana medievale non ha solo introdotto la leggenda della spada nella roccia in Francia e in Inghilterra attraverso la Via Francigena e l’Aquitania, ha anche anticipato il messaggio di San Bernardo di Chiaravalle e la sua correzione alla Cavalleria secolare per renderla una nuova milizia santa che sarà quella degli ordini monastico-cavallereschi attivi in Terra Santa e in Europa in occasione delle Crociate. San Galgano rinuncia alla spada come strumento di offesa e dispensatrice di male fisico per trasfigurarla, attraverso il sangue e la sofferenza di Cristo, in strumento di redenzione e di salvezza mediante la quale si prega innanzi ad essa per la salvezza delle anime e la protezione dei «puri di cuore perché vedranno Dio» (Mt 5, 8)[7]. La spada è una volta per tutte simbolo di qualificazione spirituale oltre che di status di funzione pubblica. La spada è il simbolo della Regalità Sacra tanto di Cristo quanto dei suoi facenti funzione, i Re cristiani della Terra. La spada evoca dunque il simbolo cristiano per eccellenza: la croce. La croce evoca la corona del Dio dei viventi, quella fatta di spine indossata da Cristo sul suo trono di legno, la spada ricorda le sue parole che trafiggono come una lama e le sue piaghe di redenzione inflitte mediante la flagellazione delle armi.
«Nel peccato delle sue labbra si impiglia il malvagio, ma il giusto sfuggirà a tale angoscia.
Ognuno si sazia del frutto della sua bocca, ma ciascuno sarà ripagato secondo le sue opere.
Lo stolto giudica diritta la sua condotta, il saggio, invece, ascolta il consiglio. Lo stolto manifesta subito la sua collera, l’accorto dissimula l’offesa. Chi aspira alla verità proclama la giustizia,
il falso testimone proclama l`inganno. V`è chi parla senza riflettere: trafigge come una spada;
ma la lingua dei saggi risana. La bocca verace resta ferma per sempre, la lingua bugiarda per un istante solo. Amarezza è nel cuore di chi trama il male, gioia hanno i consiglieri di pace.
Al giusto non può capitare alcun danno, gli empi saranno pieni di mali. Le labbra menzognere sono un abominio per il Signore che si compiace di quanti agiscono con sincerità. L’uomo accorto cela il sapere, il cuore degli stolti proclama la stoltezza» (Pr 12, 13-23).
La spada: cuore del Cavaliere
La spada è dunque dove il Cavaliere indirizza il suo cuore e la sua santa missione sulla Terra. La spada è asse, il cuore è la meta. In questa metafora la spada si fa ponte verso il divino, verso la missione e la purezza del cuore del Cavaliere. Nel ciclo di Parceval e Galaad i Cavalieri si imbattono in numerose prove, si avventurano in cammini solitari e tortuosi. Il Cavaliere accetta le prove per guarire dal suo cuore imperfetto per renderlo Coppa vuota affinché sia riempita dalla Grazia infinita di Cristo. La ricerca del Graal dunque e i suoi racconti carichi di mistica cristiana accompagnano i Cavalieri nel dovere della loro missione. Nel viaggio la spada non è quasi mai utilizzata per il suo fine naturale: il combattimento. Essa è come un tesoro da custodire nel fodero, simbolo dell’essenza del Cavaliere a prescindere dal suo utilizzo. La spada infoderata rappresenta il cuore del Cavaliere protetto e sicuro, non suscettibile alle tentazioni che potrebbero rompere la lama. La spada nel fodero è oggetto-simbolo del vero cuore del cristiano Cavaliere che si annulla nell’ego. L’arma non viene vibrata senza ragione, usata solo al comando più alto del Signore. Con la spada il cuore oltrepassa, attraverso una metafora della stessa spada come ponte e asse, le pulsioni peccaminose dell’ego. La spada è quindi l’indirizzo dritto del percorso del cuore del Cavaliere, l’asse si erge in alto. La spada viene quindi retta con sofferenza e forza fisica per ricongiungere il cuore al Cielo, come fosse un ponte verticale. Lungo questo ponte-spada sottile e affilato, il Cavaliere muove verso il metafisico compiendo la sua qualificazione spirituale.
La spada spezzata
La spada, abbiamo detto, è lo strumento dell’Eroe-Cavaliere connaturato nelle persone del Re, del capo, della guida laica degli uomini e della protezione dell’Istituzione spirituale e universale che è la Chiesa cattolica e apostolica. L’asse eretta della spada simboleggia quindi la drittura del mondo quanto di colui che la impugna, di colui che è votato al coraggio e alla giustizia, alla difesa dei deboli e alla maggior gloria di Dio. Ebbene questo asse spirituale, questo strumento di battaglia contro gli spiriti inferi e quelli terreni, questa arma da impugnare tanto durante la guerra esteriore quanto quella interiore, può spezzarsi. Se viene rotta, simboleggia la disgrazia della Verità infranta e perduta, simboleggia un equilibrio virtuoso venuto meno. La guida non è più tale, la giustizia viene persa e la fecondità del suo potere viene dimenticata. La disgrazia della spada spezzata come fenomeno spirituale e metastorico si può ben individuare nei poemi di J. R. R. Tolkien, il creatore di mondi e di lingue che ha dato i natali a “Il Signore degli Anelli” e al “Silmarillion”, colui il quale ha dato ampio spazio alla descrizione epica del Cavaliere nel suo orizzonte mitopoietico. La sua composizione letteraria è capace di rendere attuali antichi miti persi nel buio dei tempi andati, perciò è capace di comunicarci ancora qualcosa per quanto riguarda il mondo storico e metastorico del Cavaliere, della sua missione e dei suoi strumenti per compierla. Tolkien individua in due strumenti le due forme di potere che si esercitano sulla Terra, i due strumenti si presentano come radicalmente opposti: l’anello di Sauron come forza autoritaria basata sul terrore e l’ingiustizia, e la spada di Aragorn basata sul diritto (dritto come la spada) del potere autorevole della virtù dimostrata. Il mito della spada spezzata non è inventato dal professore di Oxford, lo ritroviamo nei racconti medievali di Chretien de Troyes, ma anche nel Beowulf e nel ciclo di Parceval. Tuttavia è “l’inventore di mondi” – professore autorevole e autenticamente cattolico – a esplicare questa mitopoiesi del Cavaliere: la spada, abbiamo detto, è fabbricata mediante la magia della metallurgia sacra, consegnata mediante il superamento di una prova per accedere ad una nuova e più santa quanto più matura dimensione. Infine, il suo conferimento, il nome che porta e le azioni che compie mediante il suo portatore danno riconoscibilità all’Eroe-Cavaliere e alla sua dimensione Regale di comando e di esempio. Se la spada si spezza, l’Eroe cessa di essere tale, il predestinato perde il favore di Dio, non casualmente l’Eroe norreno Sigmundr, dotato della sua magnifica spada, si ritrova ad impugnarla rotta nel momento in cui si accinge ad affrontare Odino. L’arma poi viene tramandata all’erede legittimo per le prossime grandi imprese, così è per Parceval e Galaad. Infatti Narsil, la spada del Re di Elendil frantumata nella battaglia contro Sauron, preannuncia la caduta della dinastia e del regno per poi essere riforgiata e consegnata all’erede Aragorn sotto un nome diverso: Anduril (fiamma dell’occidente) che redime e ricompatta il regno e il nuovo Re Aragorn, fino ad allora perduto nella prova di un eremitaggio senza meta. La spada ha un nuovo nome che si può ricondurre alla tradizione veterotestamentaria della spada fiammeggiante dei cherubini di Dio che custodiscono il giardino dell’Eden. Il legame con la dinastia di Gondor si rivela sotto l’attributo regale della spada riforgiata e consegnata al legittimo erede e custode del regno. La metafora del racconto tolkieniano ci aiuta ad individuare nello strumento assiale della spada una caratura morale il cui utilizzo per fini ignobili conduce alla sua rottura, mentre la ricomposizione dell’arma si equipara al riparo del danno, alla redenzione cristiana, al sacramento della confessione e alla remissione dei peccati del Cavaliere, al ripristino della sua essenza come soggetto-oggetto sacro mediante il quale compiere il bene e la giustizia. Nel ciclo del Graal il Cavaliere è un alter Christus e la spada è un’arma meravigliosa, lama di Davide riservata al Cavaliere perfetto, dunque la mitopoiesi del Cavaliere-Eroe e della sua arma-compagna è metafisica veritiera di una trascendenza che si esemplifica nel simbolismo degli oggetti: la loro carica simbolica diventa messaggio per ogni uomo di ogni tempo disposto ad accoglierlo con umiltà, devozione e obbedienza, virtù cavalleresche e cristiane per eccellenza.
Gregorio Banti
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NOTE
[1] A ben vedere anche altri popoli del tutto estranei, sia che si configurino come civiltà o solo come un semplice popolo tribale, hanno sviluppato tali simbolismi ed analogia dovunque, dalle tribù mongole all’impero giapponese e cinese e dovunque si sia cominciato a forgiare metalli.
[2] “Esse splendono d’una tanto polita chiarezza da riflettere nettamente il volto di chi le guarda. I loro tagli, perfettamente affilati, sono talmente dritti e regolari che esse si crederebbero fuse anziché lavorate alla mola. Le loro anime, percorse da un’elegante scanalatura, sono solcate da linee sottili nelle quali gioca una tanto soffusa iridescenza che le si crederebbero fatte di splendente metallo ageminato da sostanza di vari colori. Questo metallo è stato con tanto scrupolo polito dalla vostra cote e con tanta cura levigato dalla vostra sabbia che il ferro lucente è divenuto uno specchio per gli uomini. La natura ha favorito la vostra patria di doni tali da assicurarvi eccezionale fama: delle spade tanto belle che si direbbero opera di Vulcano, il quale lavorava il ferro con perizia tale che l’opera uscita dalle sue mani passava per prodotta non da uomini, bensì da dei”, CASSIODORO, Variae, V, 1; ed. Th. Mommsen in M.G.H.A.A., XII, p. 143.
[3] Così come viene spezzato l’anello del Pescatore alla morte di un Papa, simbolo di un potere, seppur solo spirituale, di natura personale.
[4] Traditio Ensis di un manoscritto di Ivrea pubblicato da G. Waitz. Si vedano altre forme di traditio gladii.
[5] Cit. in G. Waitz, Die Formeln der deutschen königsund der römischen Kaiserkronung, «Abhandlungen der K. Gesellschaft der Wissenschaft zu Göttingen» XVIII, 1872, p. 33 sgg.
[6] Esiste nell’iconografia cristiana la “spada crucifera”, ovvero la croce di San Giacomo dove la forma della croce è disegnata con una fantasia che ricorda una spada affilata e dotata di impugnatura a forma di croce con motivi floreali. Questa particolare croce è stata utilizzata a lungo dagli spagnoli durante la Reconquista e dagli Ordini cavallereschi impegnati in questa campagna. La bandiera di San Giacomo con la spada crocifera vermiglia in campo bianco è tutt’ora il simbolo di Santiago de Compostela, celebre meta di pellegrinaggio cristiano e simbolo dell’identità cristiana della Spagna.
[7] Il Cavaliere Galgano fa della sua spada una croce conficcata sulla roccia del Calvario, come per suggerire che solo la croce della sua redenzione uccide la morte del peccato che fu di Adamo e che si perpetua nell’umanità raffigurata dal Golgota sotto il quale si dice sia sotterrato il cranio di Adamo stesso. Al contempo questa croce può essere estratta dalla roccia per farne un’arma di giustizia con la quale governare il mondo, ma non per tutti, solo l’eletto da Dio, il Re predestinato dall’alto, ha la facoltà di estrarla e frane un’arma di salute.