
(Preambolo della Redazione)
Riportiamo alla luce una delle orazioni dell’antica liturgia del Venerdì Santo: la preghiera per l’Imperatore del Sacro Romano Impero. Si tratta di un testo poco conosciuto oggi, ma che per secoli ha rappresentato — insieme alle solenni orationes fidelium — un riconoscimento esplicito del ruolo provvidenziale dell’Impero nella storia cristiana.
Per lungo tempo, nell’universo cattolico, pregare per l’Imperatore non era un atto politico contingente, ma un gesto teologico. L’autorità dell’Imperatore veniva infatti contemplata come partecipazione, per analogia e per simbolo, all’Ordine voluto da Dio nella custodia della Cristianità. Per questo, nella liturgia antica, il Sacro Romano Impero era oggetto di una preghiera propria, collocata tra quelle per la Chiesa, per il Papa, per i catecumeni e per gli stessi persecutori: un posto che esprimeva con chiarezza la funzione spirituale e non semplicemente temporale dell’autorità imperiale.
La preghiera che presentiamo veniva recitata ogni anno nel Venerdì Santo, nella forma più austera e insieme più alta dell’intero rito romano. Il Messale del 1943 — dal quale abbiamo fedelmente tratto il testo qui riproposto nelle versioni latina e italiana — riportava ancora integralmente questa orazione, sebbene già allora l’Impero fosse storicamente sospeso. Proprio quel Messale specifica, in una nota, che l’orazione deve essere omessa “non esistendo più il Sacro Romano Impero” e che essa “non si può riferire ad altro capo di Nazione”: una precisazione che da sola testimonia il carattere unico e irripetibile dell’istituzione imperiale nella visione cattolica tradizionale.
Riproporre oggi questa preghiera non significa indulgere a nostalgie politiche, ma custodire la memoria di una visione del mondo in cui l’Ordine Sacro Papale e quello Sacro Imperiale erano chiamati a sostenersi vicendevolmente. Essa ci ricorda come un tempo la Cristianità pregasse per l’Imperatore come per un garante esterno dell’unità, della pace e della difesa contro ciò che il testo chiama le nationes barbaras, cioè le forze della disgregazione e dell’anarchia spirituale. Una testimonianza del legame profondo tra la fede cattolica, la storia dell’Europa e l’idea — oggi quasi impensabile — che l’autorità potesse essere, prima di tutto, un servizio a Dio e al bene comune.
Con questo spirito, restituiamo alla lettura un frammento di Tradizione.
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Versione in Italiano
Preghiamo anche per il cristianissimo (se non è incoronato si dica: eletto Imperatore) nostro Imperatore N.; affinché il Signore Dio nostro renda soggette a lui tutte le nazioni barbare, per la nostra perpetua pace. Preghiamo.
- Pieghiamo i ginocchi.
- Alzatevi.
O Dio onnipotente ed eterno, nelle cui mani sono tutte le potestà e i diritti di tutti i regni: riguarda con occhio benigno l’Impero Romano, in modo che le nazioni, che confidano nella loro ferocia, sian domate dalla potenza della tua destra. Per il Signore.
Così sia.
Versione in Latino
Orémus et pro Christianíssimo (si non est coronátus dicitur: elécto Imperatore) Imperatóre nostro N.; ut Deus et Dóminus noster súbditas illi fáciat omnes bárbaras natiónes, ad nostram perpétuam pacerm.
Orémus.
- Flectámus gènua.
- Leváte.
Omnipotens sempitérne Deus, in cujus manu sunt omnium potestates, et ómnium jura regnórum: réspice ad Romanum benignus Impérium; ut gentes, quæ in sua feritáte confidunt, poténtiæ tuæ déxtera comprimántur. Per Dóminum.
Amen
Nota del Messale
Oggi, non esistendo più il Sacro Romano Impero, l’orazione per l’Imperatore si tralascia, e non si può riferire ad altro capo di Nazione (S. R. C. 9 marzo 1884).