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La Rivoluzione francese fu una vendetta dei Templari? (di Julius Evola)

Monumenti funerari di Luigi XVI e di Maria-Antonietta (Basilica di Saint Denis, Parigi, 1830)

(Preambolo della Redazione)

Per noi del Sodalitium Equitum Deiparae Miseris Succurrentis la rivoluzione francese non può essere interpretata come una semplice guerra tra classi sociali, o come un lieto evento, bensì come un attacco radicale all’ordine Cristiano e Cattolico, dal simbolismo e dagli esiti nefasti. Le correnti illuministiche e anticlericali dell’epoca misero infatti in discussione l’autorità della Chiesa e aggredirono le sue fondamenta morali, favorendo l’instaurazione di una cultura che, a nostro giudizio, avrebbe aperto la strada all’ateismo sistematico, alla persecuzione del clero, alla confisca delle proprietà ecclesiastiche e alla dissoluzione dell’assetto politico cristiano. Un assetto che, pur segnato da contraddizioni e secoli di tensioni, aveva comunque garantito una forma di civiltà ordinata, radicata nell’idea di un ordine naturale e sacro.

Allo stesso tempo, è necessario respingere un altro racconto, oggi riemerso negli ambienti pseudo-esoterici e complottisti: l’idea che la rivoluzione francese sarebbe stata una ‘vendetta templare’, portata avanti da un ‘presunto’ Ordine del Tempio sopravvissuto clandestinamente all’interno della massoneria.

In realtà, non esiste alcuna continuità storica credibile tra i Cavalieri Templari medievali e gli attori politici del 1789. Si tratta di un mito, privo di fondamento documentale, diffuso soprattutto per finalità simboliche e ideologiche. L’Ordine del Tempio, soppresso secoli prima, non ebbe alcuna rinascita storica autentica: la sua pretesa ‘resurrezione’ è piuttosto un’elaborazione tardiva, spesso costruita per conferire una patina cavalleresca a movimenti o organismi che con la Cavalleria medievale non hanno alcun legame.

Come mostrano gli studi storiografici più attendibili, e persino alcune testimonianze coeve come i diari del boia Sanson, l’ipotesi templare non trova riscontro nelle fonti. La rivoluzione francese non può essere reinterpretata come una ritorsione cavalleresca: l’uccisione di un Re legittimato dal diritto divino, così come la persecuzione di sacerdoti e religiosi, non sono in alcun modo compatibili con l’etica cavalleresca, che imponeva difesa dei deboli, rispetto dell’autorità legittima e protezione del sacro.

Alla luce di ciò, la narrazione della ‘vendetta templare’ appare come una costruzione artificiosa, utile a chi desideri rivestire di simbolismi massonici o suggestioni iniziatiche progetti ideologici del tutto contemporanei. Per Reginaequitum è quindi fondamentale denunciare tali mistificazioni: la rivoluzione francese rappresentò, nel nostro giudizio, una grave frattura per la Cristianità europea, ma non fu l’opera di una confraternita templare sopravvissuta. Fu l’espressione di forze politiche, culturali ed economiche contrarie all’Ordine cattolico, prive però di qualsiasi legame reale con i Cavalieri del Tempio.

Semmai, ciò che ci sentiamo di avanzare è una lettura di tipo metastorico e ‘provvidenziale’, sulla scorta di alcune constatazioni storiche che si presentano chiare ed emblematiche.

Oltre alla hybris mostrata dal sovrano Filippo il Bello, il quale non soltanto soppresse l’Ordine Templare per mire di potere e di ricchezza, ma assunse pure un atteggiamento monarchico assolutista e mirante all’asservimento del Papato, ci sono anche altri eventi che hanno caratterizzato una sorta di ‘percorso di sovversione’ della propria funzione ‘regale’ perseguito dalla Francia, peraltro a scapito della cattolicità.

Va menzionato il ‘nazionalismo’ accentratore tipicamente francese, intriso di odio verso l’Impero e implicitamente contro la Chiesa stessa, di cui Francesco I fu tipico esempio allorché strinse una cinica alleanza col nemico turco o quando appoggiò la nascente Riforma protestante.

Non meno significativo fu poi il rifiuto di Luigi XIV di consacrare il Regno di Francia al Sacro Cuore di Gesù, la cui immagine avrebbe dovuto pure essere raffigurata pubblicamente su stendardi ed armi: con ciò disobbedendo all’esplicito invito rivoltogli direttamente dal Signore, durante le apparizioni mistiche di cui Egli beneficiava in quei giorni Santa Margherita Maria Alacoque.

Non fu dunque un caso che proprio il Regno di Francia si trasformò, tempo dopo. nel ricettacolo di illuminismo, ateismo, massoneria e sette occultiste: fino all’esito definitivamente catastrofico della rivoluzione del 1789.

(Il seguente testo rappresenta un ‘articolo di Julius Evola originariamente apparso sul giornale napoletano “Roma” nel numero del 1 maggio 1956. Da noi è stato tratto dalla raccolta delle Edizioni di Ar, dedicata agli scritti di Julius Evola che vanno dal 1934 al 1973 e che prendono come titolo “I testi del Roma”). 

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Uno storico francese ha osservato che mentre oggi si riconosce ormai che le malattie dell’organismo umano non nascono da sole ma sono dovute ad agenti invisibili, a microbi e batteri, nei riguardi delle malattie di quei più grandi organismi, che sono le società e gli Stati, malattie corrispondenti alle grandi crisi storiche e alle rivoluzioni, si pensa che le cose vadano altrimenti, cioè che si tratti di fenomeni spontanei o dovuti a semplici circostanze esteriori, mentre in esse delle forze invisibili possono aver avuto una parte così importante come quella dei microbi nelle malattie umane.

Molto è stato scritto sulla Rivoluzione francese e sulla causa di essa; ordinariamente viene riconosciuta la parte che, almeno come preparazione intellettuale, vi hanno avuto certe società segrete specialmente dei cosiddetti Illuminati. Una tesi specifica più spinta è, a tale riguardo, l’idea che la Rivoluzione francese abbia rappresentato una vendetta dei Templari. Già in un periodo assai vicino a quella rivoluzione si era affacciata una simile idea. In seguito, il De Guaita doveva riprenderla e approfondirla.

La distruzione dell’Ordine dei Cavalieri Templari fu uno degli avvenimenti più tragici e misteriosi del Medioevo. I Templari erano un Ordine crociato di carattere sia ascetico, sia guerriero, fondato verso il 1118 da Hugues da Payns. Esaltato da San Bernardo nella sua Laude della nuova Milizia, doveva rapidamente divenire uno degli Ordini cavallereschi più ricchi e potenti. Improvvisamente, nel 1307, esso fu messo sotto accusa dall’Inquisizione.

L’iniziativa partì essenzialmente da una figura sinistra di sovrano, da Filippo il Bello di Francia, che impose la sua volontà al debole papa Clemente V, mirando a incamerarsi le grandi ricchezze dell’Ordine. Si rinfacciava ai Templari di professare solo in apparenza la fede cristiana, di avere un culto segreto e una iniziazione estranea al cristianesimo ed anzi anticristiana. Come siano state veramente le cose a tale proposito, non lo si è potuto appurare con esattezza. Comunque il processo si concluse con una condanna; l’Ordine fu sciolto, la maggior parte dei Templari fu massacrata o finì sul rogo.

Arso fu anche il loro Gran Maestro, Giacomo de Molay. Questi proprio sul rogo segnò i giorni di vita dei responsabili della distruzione dell’Ordine, del re e del pontefice. Filippo il Bello e Clemente V dovevano esattamente morire entro il termine profetizzato dal Gran Maestro templare per presentarsi dinanzi al tribunale divino.

Si vuole che alcuni Templari scampati alla strage si rifugiassero presso Robert Bruce, re di Scozia, e qui si aggregassero a delle società segrete preesistenti. Comunque, secondo la tesi accennata al principio, delle propaggini dei Templari si sarebbero continuate sotterraneamente fino al periodo della Rivoluzione francese ed avrebbero preparato, come una vendetta, il rovesciamento della casa di Francia.

Che alcune società segrete si fossero organizzate a fini rivoluzionari, ciò è risultato di fatto alla ricerca storica. Un mero caso – cioè l’esser stato, un loro corriere, colpito da un fulmine – mise in grado di scoprire dei documenti degli Illuminati che egli aveva addosso e che contenevano piani rivoluzionari. Più importante fu il convegno segreto che si tenne presso Francoforte nel 1780. Lo ebbe a descrivere, in forma romanzata, A. Dumas nel suo noto libro Giuseppe Balsamo, servendosi indubbiamente del resoconto, pubblicato in Italia nel 1790 e in Francia nel 1791, del processo fatto dal Santo Uffizio a questo misterioso personaggio, meglio noto sotto il nome di Cagliostro. Nella sua deposizione Cagliostro parla di quel convegno, fa cenno ai Templari, dice che i convenuti avevano preso impegno di rovesciare la casa di Francia; dopo la caduta di questa monarchia la loro azione avrebbe dovuto portarsi in Italia avendo particolarmente di mira Roma, sede del Papato.

A ciò si aggiungono le rivelazioni fatte nel 1796 dal de Gassicourt in un libro assai raro, Le tombeau de Jacques Molay. In esso si sostiene che «i fatti della Rivoluzione francese hanno una sigla templare». Secondo lui, lo stesso nome dei Giacobini – cioè dei principali promotori della rivoluzione – verrebbe da quello del Gran Maestro templare, Jacques Molay, e non, come generalmente si crede, dalla chiesa dei religiosi giacobini, luogo di riunione che l’organizzazione segreta avrebbe scelta a preferenza di ogni altro solo per via della coincidenza dei nomi; e la parola d’ordine della setta, che doveva essere mantenuta anche successivamente in alcuni alti gradi di associazioni consimili, si componeva delle iniziali del nome completo del Gran Maestro templare.

Un’altra circostanza strana e significativa: la scelta del luogo dove fu imprigionato l’ultimo re di Francia, Luigi XVI; e che egli non doveva lasciare che per salire sul patibolo. Mentre l’Assemblea Nazionale come carcere gli aveva assegnato un locale del Palazzo del Lussemburgo, egli fu invece rinchiuso nel Tempio, cioè nell’antica sede dei Templari a Parigi: quasi come simbolo della vendetta che colpiva, nella persona del suo ultimo discendente, la dinastia colpevole della distruzione dell’Ordine, nel luogo stesso che questo aveva occupato.

Altri elementi ancora sono stati addotti a sostegno di tale tesi. Naturalmente, una ricerca che, come questa, verte su ciò che si è svolto nell’ombra, dietro le quinte della storia conosciuta, incontra particolari difficoltà. Nel caso specifico, anche ad ammettere tutti gli indizi, resterebbe da verificare se esistette una continuità fra gli agenti rivoluzionari intorno all’89 e i veri Templari medievali, potendo anche essere che i primi dei secondi abbiano solo preso il nome, mentre hanno obbedito a forze oscure di tutt’altro genere. Comunque l’ipotesi su riferita è conosciuta da coloro che portano lo sguardo su ciò che si potrebbe ben chiamare la dimensione in profondità della storia.

Julius Evola