
Autore: Beniamino Lucis
Editore: Fede&Cultura, 2017
(Preambolo della Redazione)
Leggiamo nel saggio Codice di identità cavalleresca, di Cosmo Intini, nel capitolo intitolato ‘Dello status del Cavaliere: nè chierico, né laico’, che:
«Pur non facendo parte del clero, i cui membri sono propriamente tutti coloro che sono ordinati a svolgere il ruolo di ‘ministri’ entro la funzione Sacerdotale, è bene precisare che il Cavaliere non è nemmeno propriamente un laico (dal gr. laikos: ‘appartenente alla moltitudine dei profani’).
Nel suo particolare status, infatti, anche il Cavaliere è un ordinato, in quanto integrato nell’Ordine della Cavalleria. Ciò si attualizza attraverso il ‘sacramentale’ di Investitura il quale, essendo un ‘sacramentale costitutivo’, lo rende ontologicamente nobilitato.
La sua nobiltà lo distingue qualitativamente dall’ambito propriamente laicale, in quanto concerne essenzialmente il proprio distacco dal profano saeculum, in virtù dell’avvenuta sua integrazione nell’ambito sacrale dell’Ordine Cavalleresco. Tale Ordine, come dicevamo, è incaricato di mantenere l’ordine del Kosmos» (COSMO INTINI, Codice di identità cavalleresca, Cinabro Edizioni, Roma 2024, p. 40).
In altre parole il Cavaliere, occupando una posizione intermedia tra il mondo laico e l’ordine sacerdotale, si colloca in una posizione ontologica molto simile a quella del ‘monaco’; tant’è che S. Bernardo di Chiaravalle ebbe modo di scrivere:
«I Cavalieri di Cristo […] sono, a vedersi, più miti degli agnelli e più feroci dei leoni. […] Ad essi non sembra mancare né la dolcezza del monaco, né la fortezza del guerriero» (S. Bernardo di Clairvaux, De Laude Novae Militiae, IV 8).
In effetti, «[…] la Militia Christi a cui si rivolgeva S. Bernardo era costituita da ‘monaci-cavalieri’; e tale rimane l’ambizione suprema per la Cavalleria: fondarsi su uomini che abbraccino oltre che la ‘vocazione alla militanza’ anche la ‘vocazione religiosa’. Tuttavia, poiché a mali estremi bisogna opporre estremi rimedi, data la contingenza dei tempi odierni non è da disdegnare l’apporto che è pure suscettibile di fornire il Cavaliere ancorché ‘secolare’, purché i suoi principi ed il suo stile di vita risultino ovviamente tali da diversificarlo in maniera totale ed evidente dal ‘laicista’. Ancor più perché egli potrà combattere il ‘laicismo’ più dall’interno di quanto oggi possa (e in certi casi, debba) un religioso! È giusto infatti che quest’ultimo possa piuttosto dedicarsi con maggior esclusività all’‘orazione’, alle funzioni di ‘ministro dei sacramenti’, alla ‘formazione’. Il Cavaliere, quando secolare, può da parte sua approfittare invece del suo inserimento diretto ed attivo entro (e contro) il contesto sociale laicistico, in qualunque campo egli svolga la propria attività, per prodigarsi nel compito di arginare con la propria azione l’aggressione ‘anticristica’ e riportare tutto sul più giusto sentiero» (Codice di identità cavalleresca, cit., p. 113).
Alla luce di tutto quanto detto sin qui, mentre proponiamo alla lettura il saggio ‘Ci salverà il monachesimo. Nel ritorno alle origini il rinnovamento della Chiesa’, del monaco Beniamino Lucis, lo facciamo rilevando allora un’immediata equazione:
- la Cavalleria è una forma di ‘milizia monastica’;
- il ritorno ad un vero monachesimo è ciò che ci salverà in questi tempi di smarrimento;
- la Cavalleria contribuirà alla rinascita della Chiesa e dell’uomo, nell’odierno momento storico di grave crisi.
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(Dalle note di copertina)
Il monachesimo ha evangelizzato l’Europa ed è stato spesso la salvezza nei momenti più bui: lo potrebbe essere anche oggi che il mondo e la Chiesa si trovano in una crisi (di fede, di vocazioni, di moralità) senza precedenti. Se i cristiani – come hanno fatto i grandi monaci del passato – torneranno alla loro vera vocazione, se ritorneranno cioè alla pratica della vita liturgica e sacramentale e alla lotta contro le potenze del mondo, allora la Chiesa sarà ricolmata di Grazie e ricomincerà a rifulgere di quella Bellezza che salverà il mondo.
Beniamino Lucis è monaco da molti anni. Vive nel nascondimento in preghiera, lavoro e predicazione