Vai al contenuto

La seconda venuta di Cristo vista secondo i quattro sensi della scrittura nella tradizione cristiana medievale (di Valerio Amico)

 

Nella tradizione cristiana, specialmente nel contesto della teologia medievale, si riconoscono quattro sensi o interpretazioni della Scrittura. Questi sensi sono un modo per comprendere il significato profondo della Parola di Dio, considerando vari livelli di lettura e applicazione. Vediamoli nel dettaglio:

  1. Senso letterale (o storico)

Il senso letterale è il primo e fondamentale. Esso riguarda il significato diretto e apparente di ciò che viene scritto nel testo. Si concentra su quello che gli autori biblici intendevano dire nella loro lingua e nel contesto storico e culturale in cui vivevano. È il senso del testo che può essere compreso alla luce delle condizioni storiche, geografiche e sociali del tempo. Ad esempio, nel caso della Seconda Venuta di Cristo, il senso letterale è quello che descrive il ritorno fisico di Gesù, come appare nei testi dell’Apocalisse e dei Vangeli.

  1. Senso allegorico (o tipologico)

Il senso allegorico va oltre la lettura letterale e vede i simboli e le figure nel testo come rappresentazioni di realtà spirituali più profonde. Questo senso cerca di comprendere come gli eventi, le persone e le cose descritte nella Scrittura possano prefigurare o simboleggiare realtà più ampie e universali, in particolare Cristo e la sua opera di salvezza.

Ad esempio, nel caso della Seconda Venuta, il cavallo bianco e la figura di Cristo che cavalca seguito dal suo esercito rappresentano non solo un evento futuro, ma anche la vittoria spirituale di Cristo sul peccato e sul male. Il cavallo bianco è un simbolo di purità e trionfo, e Gesù che vi cavalca rappresenta il trionfo della verità e della giustizia divina sulla falsità e sull’iniquità.

  1. Senso morale (o tropologico)

Il senso morale riguarda l’insegnamento etico che la Scrittura offre al lettore. In questa lettura, la Parola di Dio viene interpretata come guida per la vita cristiana e il comportamento quotidiano. Essa ci invita a vivere in conformità con i principi di giustizia, carità, e verità che Cristo ci ha insegnato. Il senso morale ci chiede di applicare la Scrittura alla nostra vita e di capire come i principi spirituali debbano influenzare il nostro agire nel mondo.

Per esempio, nella visione della Seconda Venuta di Cristo, il cristiano può trarre insegnamenti morali sull’importanza di vivere preparati, di essere fedeli e vigilanti, e di non lasciarsi sopraffare dai peccati e dalle tentazioni del mondo.

  1. Senso anagogico (o escatologico)

Il senso anagogico è il più alto dei quattro sensi. Questo senso guarda alla destinazione ultima dell’anima umana, ovvero al fine ultimo della storia e al compimento della salvezza. In questa lettura, la Scrittura ci parla del nostro futuro eterno, della vita dopo la morte e del Regno di Dio che si manifesterà alla fine dei tempi. Il senso anagogico è, quindi, legato alle realtà escatologiche, ovvero quelle che riguardano il giudizio finale, la resurrezione e la vita eterna.

Nel caso della Seconda Venuta, questo senso ci invita a riflettere sulla fine dei tempi, sulla giustizia finale di Dio e sulla promessa della vita eterna con Lui. Gesù che ritorna come “Re dei re” simboleggia il trionfo eterno di Dio e la piena realizzazione del Suo Regno. È la speranza finale della gloria eterna che attende ogni cristiano fedele.

Nella tradizione cristiana medievale, la Scrittura è stata letta e interpretata secondo questa struttura ermeneutica complessa, nota come i quattro sensi della Scrittura. Questa metodologia, sviluppata e sistematizzata soprattutto a partire dai Padri della Chiesa e dai teologi medievali (come Origene, Agostino, e più tardi Tommaso d’Aquino), che distingue, come abbiamo visto, tra:

  1. Il senso letterale: il significato immediato e diretto del testo, basato sugli eventi narrati.
  2. Il senso allegorico: interpreta gli eventi biblici come prefigurazioni di Cristo e della sua opera redentrice.
  3. Il senso morale: indica come il testo guida l’agire del credente, suggerendo comportamenti etici e spirituali.
  4. Il senso anagogico: orientato verso la realtà ultima, interpreta il testo alla luce delle realtà escatologiche, come il paradiso, il giudizio finale e la Parusia, ovvero la seconda venuta di Cristo.

Ora prenderemo in esame nello specifico la seconda venuta di Cristo, alla luce dei quattro sensi sopra esaminati.

  1. Senso letterale:

Nei testi biblici che parlano del ritorno del Signore (come Mt 24, 1Ts 4, Ap 19), il senso letterale riguarda l’annuncio di un evento futuro: il ritorno storico e personale di Gesù alla fine dei tempi per giudicare i vivi e i morti.

  1. Senso allegorico:

In chiave allegorica, la seconda venuta è letta come compimento della salvezza iniziata con l’incarnazione e la prima venuta di Cristo. Le immagini apocalittiche o profetiche sono spesso interpretate come simboli della vittoria definitiva del Cristo risorto sul male e sul peccato.

  1. Senso morale:

Moralmente, i testi sulla seconda venuta esortano alla vigilanza, alla conversione e alla preparazione spirituale. La figura dello sposo che arriva nella notte (Mt 25, parabola delle vergini) invita il credente a vivere in stato di grazia, pronto all’incontro con il Signore.

  1. Senso anagogico:

Infine, il senso anagogico guarda alla Parusia come alla realizzazione della speranza escatologica: l’unione eterna con Dio, la risurrezione dei corpi e l’ingresso definitivo nel Regno di Dio e nella Gerusalemme celeste. Questo senso alimenta l’attesa fiduciosa del cristiano verso la fine gloriosa della storia.

Questa lettura a più livelli non solo arricchisce l’interpretazione del testo sacro, ma permette al credente di situarsi spiritualmente tra storia, salvezza presente e destino eterno, illuminando così la realtà della seconda venuta di Cristo con profondità teologica e dimensione esistenziale.

Poi vidi il cielo aperto, ed ecco apparire un cavallo bianco. Chi vi sta sopra è chiamato il Fedele, il Verace; egli giudica e combatte con giustizia. I suoi occhi sono come fiamma di fuoco; sul suo capo cinge molti diademi, e porta scritto un nome che nessuno conosce se non lui solo; è avvolto in un manto tinto di sangue, e il suo nome è il Verbo di Dio. E gli eserciti celesti lo accompagnano sopra cavalli bianchi, vestiti di bisso e di candido puro. Dalla bocca gli esce una spada acuta, per colpire le nazioni. È lui che le governerà con verga di ferro; è lui che calca lo strettoio del vino della furibonda ira di Dio Onnipotente. Egli porta sul mantello e sul fianco un nome scritto: Re dei re e Signore dei signori”. (Ap 19, 11-16)

Nel senso letterale, il testo riportato presenta una visione apocalittica di giudizio e vittoria. Cristo appare come guerriero escatologico, non più Agnello sofferente ma giudice glorioso. Il cavallo bianco indica vittoria e regalità. L’esercito celeste accompagna il Re nella sua manifestazione finale. La spada che esce dalla bocca indica una vittoria ottenuta non con armi materiali, ma con la potenza della sua parola. Nel Medioevo, questo era un evento reale nel disegno divino, espresso attraverso simboli veri, non fantasie.

Nel senso allegorico, il passo rivela il mistero di Cristo e del suo Corpo. Il Cavaliere è Cristo Verbo eterno, lo stesso del Prologo di Giovanni. Il manto intriso di sangue allude insieme: al sangue della Passione e alla vittoria pasquale già compiuta. Gli eserciti celesti rappresentano: i santi, gli angeli, e, secondo alcuni autori medievali, la Chiesa glorificata, che partecipa alla vittoria del suo Signore. Cristo non combatte contro la Chiesa, ma con la Chiesa e per la Chiesa.

Nel senso morale, il Cavaliere interpella il credente e cavaliere cristiano nella sua battaglia interiore. Cristo combatte nel cuore dell’uomo contro: il peccato, la menzogna, la divisione. La spada che esce dalla bocca è la Parola di Dio, che giudica, corregge e purifica. Seguire Cristo nell’esercito celeste significa: vivere nella verità, partecipare alla sua lotta con la fedeltà. Per molti commentatori medievali, questo testo descrive il combattimento quotidiano della vita cristiana, dove Cristo guida e l’anima lo segue.

Nel senso anagogico, il passo rivela il trionfo definitivo di Dio alla fine dei tempi. Il cielo aperto indica l’accesso pieno alla realtà divina. Cristo come Re dei re manifesta la sottomissione finale di ogni potere al suo dominio. L’esercito che lo segue anticipa la processione dei santi nella gloria, dopo il giudizio. Qui la Scrittura eleva lo sguardo verso la consumazione della storia, quando il male non sarà più una forza attiva ma una realtà vinta.

Questo passo mostra lo stesso Cristo in tre dimensioni inseparabili: Redentore (manto intriso di sangue), Maestro (la spada della Parola), Re escatologico (Re dei re).

Nel linguaggio medievale: Cristo vince non uccidendo gli uomini ma il male stesso, giudicandolo nella verità; non domina solo con la forza, ma con il Verbo.

Riflessione finale

Questi quattro sensi di lettura ci permettono di approfondire e arricchire la nostra comprensione della Scrittura, vedendo non solo ciò che è scritto nei singoli passi, ma anche come ogni passo si collega alla storia della salvezza, alla nostra vita quotidiana e al nostro destino eterno. L’interpretazione teologica della Bibbia diventa così un modo per vivere la fede in modo completo, spirituale, etico e escatologico.

Ogni cristiano è chiamato a leggere la Scrittura con un cuore aperto, cercando il messaggio che Dio vuole comunicare attraverso i vari sensi e applicandolo alla propria vita.

L’approccio ai quattro sensi della Scrittura rappresenta una delle espressioni più profonde dell’ermeneutica cristiana medievale, in cui la Parola di Dio non è vista come un semplice testo da decifrare, ma come un mistero da contemplare. La seconda venuta di Cristo, in questo quadro, si rivela non solo come un evento escatologico futuro, ma come una realtà che attraversa e trasfigura l’intera esperienza del credente: è attesa concreta, simbolo teologico, guida morale e promessa ultima.

Attraverso il senso letterale, la Parusia si radica nella storia; con il senso allegorico, si collega al mistero pasquale di Cristo; nel senso morale, chiama alla vigilanza e alla santità; e nel senso anagogico, orienta tutto il cammino umano verso il compimento in Dio. Questa pluralità di significati non è una moltiplicazione arbitraria, ma una manifestazione della ricchezza inesauribile della Rivelazione.

Nel contesto della spiritualità medievale, che qui vogliamo riportare, seppur brevemente, alla luce, la meditazione sulla seconda venuta non era dunque mera speculazione apocalittica, ma un esercizio di conversione quotidiana, un invito a vivere ogni istante come anticipazione del definitivo incontro con il Signore. Ancora oggi, questa tradizione offre al lettore contemporaneo una chiave per leggere la Scrittura come realtà viva, capace di illuminare il tempo presente con la luce dell’eterno.