Vai al contenuto

Ricordando il 15 luglio 1099 (di Valerio Amico)

Assedio di Gerusalemme, “Histoire d’Outremer” di Guglielmo di Tiro, manoscritto del XIII secolo

Il 15 luglio, da poco passato, la Chiesa e la cristianità tutta ricordano uno degli eventi più carichi di significato spirituale della storia millenaria: la presa di Gerusalemme da parte dei Cavalieri della Prima Crociata.

Dopo un lungo e sofferto cammino, segnato da privazioni, battaglie e prove estreme, i soldati di Cristo, spinti da un ardente amore per il Signore e dal desiderio di liberare i Luoghi Santi, entrarono nella Città Santa. Era il 15 luglio 1099. Le mura che avevano resistito per secoli caddero sotto l’impeto di una fede che si era fatta carne, sangue e preghiera.

Non fu soltanto una vittoria militare. Fu, soprattutto, un segno potente della Provvidenza divina. Gerusalemme, cuore del mondo e culla della Redenzione, tornava nelle mani di coloro che riconoscevano in essa il segno tangibile dell’amore di Dio per l’umanità. I crociati, pur uomini con le loro fragilità, si fecero strumento di un disegno più grande: difendere la fede, proteggere i pellegrini, restituire alla cristianità il Sepolcro del Risorto.

In quel giorno, il grido «Deus vult!» – Dio lo vuole! – non fu solo un grido di guerra, ma l’espressione profonda di una certezza interiore: quando un popolo si unisce nella preghiera e nella dedizione totale alla Verità, la Verità stessa vince. Deus vult dicevano gli eserciti latini. Le difficoltà umane, le divisioni, le paure, si sciolgono dinanzi alla forza di una speranza radicata in Cristo.

Oggi, a più di nove secoli di distanza, lo sguardo sulla Terra Santa ci riempie di dolore. I cristiani – discendenti di quelle antiche comunità che videro la nascita della Chiesa – subiscono persecuzioni, discriminazioni, restrizioni e violenze in un contesto di crescente ostilità da parte delle autorità israeliane – che hanno gettato la maschera del loro odio talmudico – e di un clima di tensione che rende sempre più precaria la loro presenza nei Luoghi Santi. Chiese profanate, fedeli aggrediti, proprietà contese e una pressione sistematica che rischia di estinguere la presenza cristiana in quella terra benedetta da Cristo non possono lasciarci indifferenti.

In un’epoca segnata da nuovi conflitti, da smarrimenti spirituali e da un oblio spesso colpevole delle radici cristiane dell’Europa e dell’Occidente, questo anniversario ci invita a una riflessione profonda. Non si tratta ancora di invocare nuove crociate materiali, ma di riscoprire lo spirito crociato: quello di una fede coraggiosa, disposta al sacrificio, capace di alzare lo sguardo oltre le contingenze storiche per contemplare l’eterno.

È lo spirito di chi sa che Gerusalemme celeste, la città della pace vera (non come quella che dà il mondo), si costruisce prima di tutto nei cuori. È lo spirito di chi, come i crociati di allora, si rimette totalmente alla volontà di Dio, certi che «se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8,31).

Il Sodalitium Equitum Deiparae Miseris Succurrentis, fedele alla propria missione, ricorda questo evento non per fomentare divisioni, ma per attingere a quella sorgente di coraggio spirituale che ha permesso ai nostri antenati nella fede di compiere imprese apparentemente impossibili.

Che il Signore, per intercessione della Vergine Maria, Regina della Pace e Madre della Chiesa, conceda anche a noi, in questo tempo di tribolazione, la grazia di una fede viva, operosa e vittoriosa.

Valerio Amico