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Introduzione e recensione di: ‘Storia di Re Artù e dei suoi Cavalieri’ di Thomas Malory (di Valerio Amico)

  1. Perché tornare a Malory

Il racconto di Re Artù, dei suoi Cavalieri e della Tavola Rotonda è tra i pilastri della tradizione cavalleresca europea, e la versione che ci giunge grazie a Thomas Malory – comunemente nota col titolo inglese Le Morte d’Arthur – riveste un ruolo fondamentale. L’opera, completata attorno al 1470 (mentre l’autore era in carcere) e pubblicata da William Caxton nel 1485, è una raccolta e rielaborazione di racconti arturiani francesi e inglesi, che Malory fonde, riorganizza e interpreta.

Per il nostro Sodalizio essa rappresenta molto più di una semplice avventura: è una vera e propria riflessione sul nesso tra ideali cavallereschi, fratellanza d’arme, fedeltà, peccato, caduta e speranza trascendente.

In questa recensione-introduzione cercheremo di evidenziare due angolazioni: la chiave cavalleresca, ovvero come l’opera interpreti e rappresenti il codice della Cavalleria, la fratellanza fra Cavalieri, l’onore, la fedeltà; e la chiave metafisica, ovvero come il racconto assuma un significato che va oltre l’avventura terrestre, toccando elementi di senso, destino, grazia, sacro, discesa e speranza.

  1. Struttura, fonti e contesto dell’opera

2.1 Le origini e l’autore

Thomas Malory (Cavaliere inglese del XV secolo) scrisse la sua opera in un periodo difficile – durante la prigionia – attingendo a una ricca tradizione arturiana: romanzi francesi (come quelli del ciclo della Vulgata/Lancelot-Graal), poemi inglesi medio-inglesi, racconti orali. Malory afferma di aver consultato un «Freynshe booke» (libro francese) oltre ad “other bookis”.

La prima edizione a stampa da Caxton ebbe titolo Le Morte d’Arthur (“La morte d’Artù”) sebbene Malory avesse intitolato la propria raccolta The Hoole Book of Kyng Arthur and of His Noble Knyghtes of the Rounde Table.

Il contesto storico in cui Malory scrive – l’Inghilterra tardo-medievale, con conflitti interni (la guerra delle Due Rose), degradazione dell’ideale cavalleresco, crisi della nobiltà – fa sì che la sua opera possa essere letta come un’eco di un mondo che stava ormai tramontando.

2.2 Struttura e contenuto

L’opera è articolata in otto «romances» che coprono un periodo di tempo che va dall’ascesa di Artù alla caduta della Tavola Rotonda, comprensiva della nascita di Galaad, della ricerca del Santo Graal e della morte di Artù stesso.

Il nucleo narrativo comprende:

  • la nascita di Artù, la spada nella roccia, l’unione della Britannia;
  • le imprese della Tavola Rotonda, i Cavalieri (Galahad, Lancelot, Gawain, Tristano etc);
  • l’amore adultero tra Lancelot e Ginevra;
  • la ricerca del Santo Graal;
  • la frattura interna, la ribellione di Mordred;
  • la battaglia finale, la ferita di Artù, il suo trapasso (o «partenza verso Avalon»), la fine dell’era arturiana.

2.3 Perché è “cavalleresco” e perché “metafisico”

L’opera è cavalleresca perché pone al centro il mondo dei Cavalieri: l’onore, la fedeltà, la prova, il torneo, l’armatura, il giuramento, la fratellanza d’arme, la difesa dei deboli e della dama indifesa, la lotta per il bene e per la giustizia. Ma è anche metafisico perché introduce il sacro (il Graal), la ricerca di senso, la caduta dall’ideale, il destino, il giudizio, la speranza ultima che trascende la mera gloria terrestre. L’eroica impresa diventa simbolo: la Tavola Rotonda non è soltanto un banchetto, ma un modello di comunità; il Graal non è solo una coppa, ma una rivelazione; la fine del regno non è solo un epilogo bellico, ma una sorte morale/spirituale.

  1. Temi principali visti in chiave cavalleresca

3.1 Il giuramento e la Tavola Rotonda

La Tavola Rotonda rappresenta l’idea del Cavaliere come membro di una comunità, non solo come singolo eroe. I Cavalieri giurano: proteggere la retta battaglia, rispettare la dama, tendere alla virtù. Questa fratellanza è la prima dimensione cavalleresca pienamente espressa. Malory sottolinea l’importanza della lealtà: al Re Artù, ma anche al codice che quel Re rappresenta. In questo senso, per il Sodalizio, è utile vedere come ogni Cavaliere (o aspirante tale) sia parte di una comunità che condivide ideali più ampi del singolo onore personale.

3.2 Onore, prova e avventura

Le imprese dei Cavalieri – tornei, duelli, salvataggi, viaggi – sono espresse come prove in cui si manifesta la qualità cavalleresca: coraggio, temperanza, giustizia, fedeltà, verità. Ad esempio, la storia di Garetto (Gareth) che in incognito serve nella cucina e solo dopo si rivela come Cavaliere degno, è un passaggio emblematico dell’umiltà e della prova. L’onore è costantemente messo alla prova, sia da forze esteriori (nemici, ostacoli) che da forze interiori (gelosia, arroganza, peccato).

3.3 Amore cavalleresco e fedeltà

L’amore – e in particolare l’amore cortese – occupa uno spazio centrale, ma anche controverso. Il legame fra Lancelot e Ginevra è celato all’inizio come ideale d’amore, ma ben presto mette in crisi l’Ordine cavalleresco: tradimento del Re, rottura della Tavola. Malory ci mostra che anche il più grande Cavaliere può cadere – e che la caduta ha ripercussioni sull’intera comunità. Per il nostro Sodalizio, è utile riflettere su come l’amore e la fedeltà – verso il Re, verso il codice, verso la dama – siano componenti integrali della vita cavalleresca, ma anche come la loro tensione interna può generare crisi.

3.4 Fratellanza, conflitto interno e rovina

La narrativa di Malory insiste su come la minaccia maggiore al regno non sia sempre l’esterno, ma l’interno: la gelosia, la vendetta, l’orgoglio, il tradimento. L’azione di Mordred, la guerra fra Cavalieri di una stessa Tavola, la rivalità fra Gawain e Lancelot mostrano che la comunità di Cavalieri può autodistruggersi. Questo tratto è prezioso per chi coltiva uno spirito cavalleresco oggi: la coesione della comunità, la vigilanza sugli ego, la fedeltà reciproca sono componenti essenziali che vanno fusi insieme, “come i metalli che uniamo per formare una buona spada”.

3.5 Ideale e realtà: la tensione tra l’immaginario cavalleresco e la corruzione del mondo

Malory non nasconde che l’ideale cavalleresco può infrangersi contro la realtà: la guerra, l’errore, la morte, il peccato. Il regno di Artù non è eternamente perfetto: la decadenza lo attende. L’ideale esiste, ma è fragile e va difeso a prezzo della morte. Questo rende l’opera realistica dal punto di vista morale e utile come lezione eterna: l’ideale va custodito, ma occorre essere consapevoli delle insidie.

  1. Temi principali visti in chiave metafisica

4.1 Il destino e la grazia

Il racconto di Malory è permeato da un senso di destino: il regno di Artù nasce, cresce, trova splendore e infine cade. Non tutto è sotto controllo umano: forze magiche, telluriche, volontà divina, Provvidenza e tragiche fatalità intervengono. Ad esempio, la nascita illegittima di Mordred e la profezia della rovina mostrano un ordire più grande della volontà individuale. Allo stesso tempo, la grazia – nel senso di dono, di mistero – appare nella figura del Graal, nella presenza del sacro, nelle trasformazioni interiori dei Cavalieri più elevati (Galahad). La meta non è solo una coppa, ma una rivelazione.

4.2 Il Graal come simbolo trascendente

La «questione del Graal» in Malory non è solo avventura, ma è ricerca spirituale: solo i Cavalieri puri, umili, fedeli – come Galahad – possono accedervi. La metafisica qui appare: il viaggio cavalleresco esteriore diventa viaggio interiore, il combattimento con i demoni esterni diventa lotta con i demoni interiori (peccato, orgoglio, lussuria). Il Graal è simbolo della comunione col sacro, della perfezione che non è solo marziale, ma trascendente.

4.3 Caduta e speranza: morte, rinascita, ritorno

L’opera si chiude con la morte di Artù, la fine di un’era. Ma la morte non appare semplicemente come sconfitta: c’è una speranza, un ritorno, un aldilà. Artù non muore in senso definitivo, ma parte per «Avalon», e in alcune tradizioni è «il Re che verrà», immagine e specchio di quel ritorno del Re dei Re. Questa tensione fra fine e speranza del ritorno è profondamente metafisica ed escatologica. Per il lettore che si avvicina alla Cavalleria, questo significa che il codice cavalleresco non è solo per il presente, ma è per l’eterno: ciò che facciamo qui ha riflessi oltre.

4.4 Simbolo del regno e dell’ordine

Il regno di Artù può essere letto come microcosmo dell’ordine ideale: comunità di Cavalieri, Re giusto, pace con giustizia. Quando tale ordine viene infranto – per peccato, per errore – la caduta non è solo politica ma simbolica: perdita dell’ordine, della grazia, dell’identità. La metafisica del racconto ci invita a pensare che la giustizia, la fratellanza, la fedeltà sono pilastri non solo sociali ma cosmici.

4.5 Il guerriero-saggio

Malory ci mostra Cavalieri che non sono solo guerrieri, ma portatori di virtù; e Cavalieri che hanno successo ma vanno incontro alla rovina se trascurano la dimensione interiore. Questo suggerisce che la Cavalleria – combattimento + virtù + spiritualità – è la via più alta. Non basta la destrezza d’arme, occorre integrità d’animo. In questo modo, la lettura della “Storia di Re Artù e dei suoi Cavalieri” diventa non solo un piacere letterario, ma un’occasione di riflessione e di radicamento dell’identità cavalleresca.

  1. Conclusione — l’eredità per il presente

In definitiva, “La storia di Re Artù e dei suoi Cavalieri” di Thomas Malory ci presenta un paradigma: la Cavalleria come ufficio nobile, la comunità come fratellanza d’arme, la virtù come ascensione, la caduta come ammonimento e la speranza come proiezione ultima. Per il nostro Sodalizio questo testo può benissimo rientrare come fonte d’ispirazione: ci invita ad assumere un ruolo non di rinascita mitica del passato, ma di rinnovamento consapevole dell’eterno. Non tutti i Cavalieri trovarono il Graal — ma tutti possono cercarlo: nella fedeltà al codice, nella lealtà al compagno, nella giustizia del gesto, nella trasparenza dell’animo. E, come Artù, possiamo essere consapevoli che l’era della grande Tavola Rotonda può tramontare — ma ciò non significa che non possa rinascere, in forma rinnovata, qui e ora, nella nostra comunità. Il Sodalitium Equitum Deiparae Miseris Succurrentis può essere, a sua misura, una moderna Tavola Rotonda: cerchio d’uomini che condividono ideali, pratiche, prove e crescita. Invitiamo dunque ciascuno dei lettori a prendere in mano questa edizione e a leggerla non solo come racconto d’avventura, ma come specchio della Cavalleria che desideriamo incarnare e trasmettere.

Valerio Amico