
San Benedetto da Norcia, Patrono d’Europa
Antonio e Giovanni Sparapane (1466, ex chiesa di S. Francesco – Tuscania, Viterbo)
Quale migliore occasione offerta a Regina Equitum per ricordare proprio oggi, 24 ottobre, l’intima corrispondenza, il sottile parallelismo che intercorre tra il Monachesimo e la Cavalleria! Ma anche l’importanza del recupero, attraverso di essi, del concetto tradizionale di Europa, il cui più vero e puro significato appare attualmente ormai negletto e tradito.
Tutto ciò, infatti, ritrova una propria ragione nel fatto che oggi ricorre la proclamazione di S. Benedetto da Norcia a Patrono di Europa, peraltro solennemente dichiarata in concomitanza con la consacrazione della Basilica di Montecassino, la quale avvenne, appunto, il 24 ottobre del 1964 da Papa Paolo VI.
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Il Cavaliere, intanto è bene ribadirlo, non è un religioso ma non è neppure un semplice laico. Il sacramentale costitutivo, da lui ricevuto nel momento dell’Investitura, lo pone in una posizione ontologica intermedia, la quale molto assomiglia a quella consacrata che è del Monaco (quando questi non abbia ancora preso l’ordinazione sacerdotale).
È pur vero che dei tradizionali tre voti monastici di ‘povertà, castità e obbedienza’ il secondo non è obbligatorio per il Cavaliere, al quale è aperta la via per la costituzione di una famiglia; ma quanto di similare vi è nel loro approccio alla fede ed alla battaglia spirituale!
Scriveva Attilio Mordini: «I Monaci avevano da chiudersi entro le alte mura dei Carmeli e delle Trappe; e predicare, sì, al mondo, ma non tanto con la parola, quanto con lunghi silenzi; col silenzio nudo delle mura di quei loro Monasteri in faccia agli uomini, come simboli di resistenza alla follia del mondo e di attesa della Gerusalemme celeste spalancata ai quattro venti».
Al Cavaliere, in maniera analoga e speculare – perché, questa volta, egli agisce ‘nel mondo’ – tocca parimenti combattere: e non con le ‘vuote parole’ ma con i ‘fatti’, nella testimonianza della Verità e attraverso la ‘carità delle armi’; opponendosi a quelle forze anticristiche che con la menzogna e l’inganno, le ipocrisie e le prepotenze, mirano a distruggere, definitivamente, la Chiesa e la tradizionale identità cristiana dell’Europa.
Ci sembra sintomatico che S. Benedetto, nella sua Regola, abbia fissato come struttura-tipo dei cenobi quella basata sulla presenza di un Abate con 12 Monaci; così come furono 12 + 1 i primi cenobi che egli inaugurò, inizialmente, quando era ancora a Subiaco prima di andare a Montecassino. Ciò, in ossequio al simbolico significato detenuto dal numero degli Apostoli attorno al Cristo; e non è fuori luogo osservare che altrettanti erano i Cavalieri arturiani, seduti attorno al loro Re.
Bisogna dunque convintamente tornare alle vocazioni monastiche e cavalleresche, se desideriamo con forza e sincerità, nei tempi escatologici che stiamo vivendo, ‘trattenere il dragone satanico’.
Alla luce di una scambievole reciprocità tra le parole ‘Monachesimo e Cavalleria’, tra ‘Monaco e Cavaliere’, quanto appropriate risuonano allora le parole del Monaco Beniamino Lucis; il quale, nel suo libro ‘Ci salverà il monachesimo: nel ritorno alle origini il rinnovamento della Chiesa’ (Fede & Cultura, Verona 2017), così scrive:
«Il monachesimo ha evangelizzato l’Europa ed è stato spesso la salvezza nei momenti più bui: lo potrebbe essere anche oggi che il mondo e la Chiesa si trovano in una crisi (di fede, di vocazioni, di moralità) senza precedenti. Se i cristiani – come hanno fatto i grandi monaci del passato – torneranno alla loro vera vocazione, se ritorneranno cioè alla pratica della vita liturgica e sacramentale e alla lotta contro le potenze del mondo, allora la Chiesa sarà ricolmata di Grazie e ricomincerà a rifulgere di quella Bellezza che salverà il mondo».
Oltretutto, aggiungiamo noi, la Cavalleria, in quanto militia del Sacro Impero, ha contribuito a plasmare e caratterizzare l’identità politico-sociale dell’Europa allorché intesa non tanto in termini geografici, quanto come un ben preciso concetto valoriale di carattere spirituale, culturale e storico.
Dacché oggi assistiamo all’inevitabile progressiva implosione di un’Europa che ha rinunciato ai valori ed alle verità della fede cristiana, per edificare una degenerata pseudo-unione di carattere esclusivamente economico-oligarchico, ebbene solo un ritorno ai principii monastici e cavallereschi potrà permettere il vero ripristino dell’unità identitaria della nostra terra, garantendo a tutti gli europei il ritorno ad una più fraterna comunione.
Nella luce di Dio Cristo Nostro Signore, l’Europa dei Monaci e dei Cavalieri non già abbisogna di quei falsi e ipocriti principii di liberté, egalité, fraternité, quanto piuttosto di quelli di ‘verità, giustizia e pace’.